<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:cc="http://cyber.law.harvard.edu/rss/creativeCommonsRssModule.html">
    <channel>
        <title><![CDATA[Blog per la trasformazione digitale - Medium]]></title>
        <description><![CDATA[Blog del Dipartimento per la trasformazione digitale — Presidenza del Consiglio dei Ministri - Medium]]></description>
        <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale?source=rss----345839b253bc---4</link>
        <image>
            <url>https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*TGH72Nnw24QL3iV9IOm4VA.png</url>
            <title>Blog per la trasformazione digitale - Medium</title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale?source=rss----345839b253bc---4</link>
        </image>
        <generator>Medium</generator>
        <lastBuildDate>Tue, 28 May 2024 09:19:06 GMT</lastBuildDate>
        <atom:link href="https://medium.com/feed/blog-per-la-trasformazione-digitale" rel="self" type="application/rss+xml"/>
        <webMaster><![CDATA[yourfriends@medium.com]]></webMaster>
        <atom:link href="http://medium.superfeedr.com" rel="hub"/>
        <item>
            <title><![CDATA[Ascoltare il territorio, per il post PNRR]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/ascoltare-il-territorio-per-il-post-pnrr-717d40e6f617?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/717d40e6f617</guid>
            <category><![CDATA[next-generation-eu]]></category>
            <category><![CDATA[community]]></category>
            <category><![CDATA[digital-transformation]]></category>
            <category><![CDATA[public-administration]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Dipartimento per la trasformazione digitale]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 15 May 2024 09:04:39 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2024-05-15T15:36:37.874Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra marzo e aprile abbiamo svolto sei tavoli di ascolto per i Comuni di tutta Italia, con l’avvio di una comunità di pratica per guardare al domani della digitalizzazione</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*qUXceMkmpcLAKGgifDrKtQ.jpeg" /></figure><p>Creare una rete di amministratori e referenti comunali con cui consolidare un percorso di crescita, che vada oltre il PNRR, con l’intento di valorizzare esperienze locali di successo, in un’ottica di condivisione e accrescimento reciproco: <strong>è questo l’obiettivo della comunità di pratica che il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri sta avviando con i Comuni di tutta Italia</strong>.</p><p>Un percorso cominciato durante l’ultima <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/correva-lanno-2026-i-comuni-digitali-dalla-40%C2%AA-assemblea-nazionale-anci-alla-fine-del-pnrr-3a66723f2cbf">Assemblea ANCI di Genova, con l’organizzazione di quattro tavoli di ascolto in presenza per oltre 40 amministrazioni comunal</a>i, che sta proseguendo in questi mesi con specifici momenti di condivisione nelle diverse aree del Paese.</p><h3><strong>Confronto con il territorio</strong></h3><p>Tra il 19 marzo e l’11 aprile del 2024 il <strong>Dipartimento per la trasformazione digitale, grazie al contributo dei suoi team territoriali, ha infatti organizzato sei incontri locali.</strong> Gli appuntamenti hanno coinvolto circa <strong>70 amministrazioni</strong>, nello specifico:</p><p><strong><em>19 marzo — Tavolo Nord Est</em></strong><em>: Comuni di Cervignano del Friuli, Mogliano Veneto, Parma, San Pier d’Isonzo, Valvasone Arzene e Zero Branco; le Unioni Comuni Modenesi Area Nord, Pedemontana Parmense e Terre d’acqua; la Provincia di Rimini.<br></em><strong><em>19 marzo —Tavolo Centro</em></strong><em>: Comuni di Antrodoco, Baradili, Canino, Macerata, Marino, Nuoro, Pioraco, Prato, San Gemini e San Giustino.</em><br><strong><em>20 marzo — Tavolo Sud Est</em></strong><em>: Comuni di Campobasso, Craco, Crispiano, Manfredonia, Melfi, Mirabello Sannitico, Monopoli, Monteroni, Pescara, Pietrabbondante, Pineto, Sulmona, Taranto, Tito e Vastogirardi.<br></em><strong><em>21 marzo — Tavolo Nord Ovest</em></strong><em>: Comuni di Alessandria, Borgo Vercelli, Casale Monferrato, Collegno, Donnas, Garzigliana, Mele, Sangano, Sarre, Serra Ricco, Stella, Vercelli; Unione Comuni Olimpici Via Lattea.<br></em><strong><em>27 marzo — Tavolo Sud Ovest</em></strong><em>: Comuni di Camini, Candidoni, Guardia Sanframondi, Milo, Mirabella Eclano, Monteverde, Mussomeli, Petrizzi, Pietrapaola, San Filippo del Mela, Santa Elisabetta e Sanza.<br></em><strong><em>11 aprile — Tavolo Lombardia</em></strong><em>: Comuni di Acquanegra Cremonese, Costa Volpino, Cremona, Crotta D’Adda, Monzambano, Seriate, Spinadesco, Spino d’Adda, Suzzara e Volta Mantovana.</em></p><p>Oltre nove ore di confronto con <strong>Sindaci e Assessori, Segretari comunali, Responsabili per la Transizione al Digitale (RTD), dirigenti e funzionari</strong> per iniziare a discutere sui grandi temi che accompagneranno le amministrazioni comunali nei prossimi anni.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*nLTiPknIofbDc4kQTWmvXg.jpeg" /></figure><p>A due anni dalla pubblicazione dei primi Avvisi pubblici di PA digitale 2026 diventa sempre più una responsabilità comune <strong>riflettere in un’ottica post-PNRR</strong>, ed è proprio con questo spirito che abbiamo organizzato il ciclo di appuntamenti di ascolto.</p><p>Quali saranno le sfide che dovranno affrontare i Comuni, se vogliamo che il PNRR sia davvero occasione e strumento di una trasformazione digitale da cui non si torna indietro? <strong>Come possiamo consolidare quel percorso di trasformazione digitale facilitata dagli Avvisi di PA digitale 2026? </strong>Quali sono le strategie da mettere in campo per associare all’offerta di nuovi servizi digitali una profonda revisione dei processi interni? Queste le domande che hanno animato la discussione, permettendo ai partecipanti di <strong>raccontare la propria esperienza, condividere difficoltà e iniziare a riflettere sulle vere sfide dei prossimi mesi</strong>.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/857/1*pydILX_zpWjCpYN7jshugA.png" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*1qpFPIgevLQcX85Ndm5rgQ.png" /></figure><h3><strong>Costruire una rete, partendo dai contenuti</strong></h3><p>Negli ultimi due anni il Dipartimento si è reso protagonista di numerose attività di comunicazione e informazione, per raggiungere nel modo più capillare ed efficace i Comuni di tutta Italia. <strong>Questo è stato reso possibile tramite la fattiva collaborazione con ANCI, nell’ambito dell’Accordo istituzionale firmato tra le parti nel maggio del 2023</strong>.</p><blockquote>Grazie alle opportunità dello stesso Accordo abbiamo deciso di intensificare le attività per le amministrazioni comunali, introducendo un ulteriore metodo di lavoro, orientato all’ascolto e alla co-progettazione, per dar voce alle PA locali, vere protagoniste di questa fase.</blockquote><p>Una fase caratterizzata da due obiettivi importanti e ambiziosi. Un primo obiettivo di contenuto: <strong>intercettare, grazie all’ascolto, le questioni e le problematicità meno tecniche e più strutturali alle amministrazioni locali, fatte emergere dal PNRR</strong>. Il secondo di metodo: fare tutto questo mettendo in contatto Comuni diversi per dimensione e appartenenza geografica, <strong>permettendo ai loro referenti di conoscersi, raccontarsi e prendere spunto l’uno dall’altro</strong>.</p><h3><strong>I prossimi passi del percorso</strong></h3><p>Conclusa questa prima fase di ascolto, che tra l’Assemblea ANCI di Genova e i tavoli di ascolto locali ci ha permesso di entrare in contatto circa 100 amministrazioni, <strong>il percorso della comunità di pratica prosegue con un ciclo di laboratori tematici</strong>. Prendendo spunto da quanto emerso nei momenti di ascolto, individueremo dei filoni di approfondimento su cui focalizzare attività laboratoriali di co-progettazione.</p><blockquote>L’obiettivo dei nuovi appuntamenti sarà costruire possibili soluzioni comuni alle principali questioni affrontate, partendo dal racconto di quanto già messo in campo e cercando quindi di individuare buone pratiche replicabili e soprattutto scalabili.</blockquote><p>Il tutto si basa sulla convinzione che per rendere un processo di trasformazione digitale realmente pervasivo e duraturo sia necessario affiancare alle straordinarie risorse economiche previste dal PNRR e all’assistenza quotidiana fornita dai team territoriali del Dipartimento<strong> la costruzione di una comunità viva, aperta e inclusiva di amministrazioni comunali, capace di interrogarsi sulle sfide e sulle opportunità del digitale</strong>.</p><p><em>Se fai parte di un Comune, ti occupi di digitale e vuoi partecipare ai prossimi appuntamenti, scrivici a laboratori@innovazione.gov.it</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=717d40e6f617" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/ascoltare-il-territorio-per-il-post-pnrr-717d40e6f617">Ascoltare il territorio, per il post PNRR</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Correva l’anno 2026, i Comuni digitali dalla 40ª Assemblea nazionale ANCI alla fine del PNRR]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/correva-lanno-2026-i-comuni-digitali-dalla-40%C2%AA-assemblea-nazionale-anci-alla-fine-del-pnrr-3a66723f2cbf?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/3a66723f2cbf</guid>
            <dc:creator><![CDATA[Dipartimento per la trasformazione digitale]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 14 Dec 2023 14:57:33 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-12-14T15:57:51.859Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 24 al 26 ottobre a Genova il Dipartimento ha promosso una serie di tavoli di ascolto per mettere a fuoco opportunità e sfide della digitalizzazione a quasi due anni dagli Avvisi pubblicati su PA digitale 2026, provando a lanciare anche un primo sguardo oltre il PNRR</p><p><em>contenuto a cura di Matteo Vabanesi, Fabrizio De Rosa e Daniele De Bernardin, Comunicazione del Dipartimento per la trasformazione digitale</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*t9UqFiEH2iBPoD-mnN7wxw.jpeg" /></figure><p>Il percorso verso il 2026 prosegue senza soste, delineando in maniera sempre più chiara come il digitale debba essere un alleato imprescindibile per rafforzare l’azione amministrativa sul territorio, potenzialmente contribuendo al superamento di storiche carenze strutturali degli enti. È questa la fotografia che emerge dai tavoli di ascolto promossi dal Dipartimento per la trasformazione digitale alla 40ª Assemblea nazionale ANCI, tenutasi a Genova dal 24 al 26 ottobre.</p><blockquote>Un appuntamento che ha visto protagonisti sindaci, assessori, dirigenti e funzionari di 40 Comuni suddivisi in quattro gruppi di lavoro, impegnati a tracciare un primo bilancio degli Avvisi pubblicati su PA digitale 2026 e proporre alcune istantanee dal futuro, per consolidare la transizione digitale anche al di là del PNRR.</blockquote><h3>Il Dipartimento in ascolto</h3><p>La quasi totalità dei Comuni italiani (il 99%) ha aderito agli Avvisi pubblicati sulla piattaforma PA digitale 2026, oltre 800 progetti sono già stati completati, superando con successo l’asseverazione (le verifiche di conformità richieste) e ricevendo le risorse previste dagli Avvisi, con le amministrazioni che concordano sui vantaggi della digitalizzazione per offrire servizi digitali semplici, moderni e inclusivi a imprese e cittadini, oltre che per snellire le attività della “macchina” comunale.</p><blockquote>L’Assemblea ANCI del 2023, a metà strada rispetto alle scadenze del PNRR, ci sembrava quindi il momento opportuno per passare il microfono ai protagonisti della digitalizzazione più vicini al territorio, ovvero sindaci e amministratori locali, per raccogliere testimonianze e avere riscontri sulle strategie per il digitale messe in campo dal Dipartimento.</blockquote><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*HRXWOq2H6pcQhxYSvHrD8g.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*B75q8L-q-gyrs-D0xjeqyw.jpeg" /></figure><p>Lo stand allestito a Genova, un vero e proprio luogo d’incontro per le amministrazioni italiane sul tema del digitale, è stato così la cornice di un format strutturato per ribaltare le dinamiche che spesso bloccano il dialogo nei seminari di settore. Un momento intitolato “<strong>Il Dipartimento in ascolto</strong>”, dove sindaci, assessori, responsabili della trasformazione digitale, referenti ICT e dirigenti comunali, appartenenti ad amministrazioni di diverse dimensioni e provenienti da tutto il Paese, hanno lavorato in quattro piccoli gruppi con momenti di<strong> <em>brainstorming</em> orizzontali e aperti</strong>, moderati dagli esperti del Dipartimento, per immaginare benefici e potenziali sfide del digitale al 2026.</p><p>Costruito intorno a sessioni della durata di un’ora e trenta minuti ciascuna, la struttura del format ha previsto quattro momenti chiave, suddivisi, nell’ordine, intorno a un momento di<em> ice breaking</em> dedicato alla valutazione dell’esperienza utente (una fase di apertura, dedicata appunto a “rompere il ghiaccio” tra i partecipanti), una seconda fase dove abbiamo provato a giocare con il tempo, lavorando sulle aspettative prima e dopo la messa a terra del PNRR; e un momento finale dedicato alla comunicazione virtuosa verso i cittadini. A conclusione delle sessioni, suggerimenti e punti di vista sono stati mappati e raggruppati. Ecco di seguito cosa ne è emerso.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*jF51QqVow0rVUX3hLkn05w.jpeg" /></figure><h3>Digitale vuol dire rafforzare le competenze</h3><p>C’è una parola che ricorre con frequenza tra i gruppi di lavoro: competenze, intese sia come necessità di una formazione continua del personale della macchina comunale, in un’ottica di crescita delle abilità digitali; sia come risorse per ridurre il divario digitale (<em>digital divide</em>) che interessa parte della popolazione, e che rischia di vanificare i processi di trasformazione digitale in atto nel Paese. Secondo i partecipanti, infatti, “<strong>le risorse umane sono la chiave della digitalizzazione</strong>”, sottolineandone il valore non solo a livello specialistico ma anche nella pratica quotidiana, dove personale preparato e motivato è fondamentale per snellire i processi amministrativi interni, oltre ad assumere un ruolo centrale nell’aiutare i cittadini a familiarizzare con il digitale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*nKK3g73EwtvOZIAQIs578g.jpeg" /></figure><blockquote>Spesso gli operatori sono il primo punto di contatto con le persone, sono di fatto dei <em>touchpoint </em>per dirlo con un termine preso dal design dell’esperienza utente (<em>user experience</em>), e si rivelano essenziali nell’evidenziare i vantaggi del digitale, collegandolo a temi quali risparmio, trasparenza, semplicità, efficacia amministrativa.</blockquote><p>Motivo per cui, anche riflettendo su come consolidare il “salto” in avanti permesso dal PNRR, molti amministratori ritengono opportuno che il digitale sia oggetto di <strong>piani di formazione</strong> obbligatoria gestiti a livello centrale, alla stregua di quanto si verifica per temi come la trasparenza e l’anticorruzione. Alcuni sindaci, inoltre, auspicano che si possano migliorare le modalità di assunzione, investendo in profili ad alto tasso di digitalizzazione, spesso ancora poco valorizzati nella disciplina che inquadra tecnici e funzionari.</p><p>Trattare un argomento come le competenze significa, necessariamente, parlare anche di riduzione del divario digitale: secondo l’indice Desi, alla voce Capitale umano solo il 46% delle persone in Italia possiede competenze digitali almeno di base, rispetto a una media europea del 54%. Un aspetto cruciale per esercitare al meglio i diritti di cittadinanza, che è ben noto agli amministratori presenti a Genova, in particolare per quanto riguarda l’incidenza del divario generazionale, un tema di grande rilievo vista la composizione demografica nazionale. Accompagnare gli anziani, ma più in generale le persone che incontrano difficoltà con gli strumenti digitali, è una delle sfide che vede protagonisti i Comuni, sostenuti in questo dalle <strong>iniziative messe in campo dal Dipartimento per favorire l’inclusività: i Punti digitale facile, il Servizio civile digitale e il Fondo per la Repubblica digitale.</strong></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*QaOKyS-jO6_qqcDAiEehMw.jpeg" /></figure><h3>Digitale vuol dire avere una governance di sistema</h3><p>Connettività, standardizzazione, interoperabilità, servizi digitali, sicurezza, monitoraggio dei dati: c’è un filo rosso che lega i processi di digitalizzazione, la necessità di una governance di sistema. Se il passaggio a una dimensione digitale permette infatti di superare la frammentazione dell’azione amministrativa, sia nel rapporto tra Comuni e PA Centrali sia nella gestione ordinaria del territorio, l’azione del Dipartimento diventa centrale per consolidare una strategia unitaria, con una visione coerente, per evitare il rischio di un’Italia a più velocità, dove anche gli enti virtuosi perderebbero i vantaggi derivanti da un’innovazione di tipo sistemico. E questo è un tema che emerge con chiarezza, dai tavoli di ascolto promossi a Genova, soprattutto guardando a un orizzonte più ampio rispetto agli obiettivi del PNRR.</p><p>Alcuni sindaci vorrebbero così rilanciare l’importanza del Piano Triennale per l’informatica, strumento strategico per eccellenza nell’indicare linee di sviluppo e innovazione; altri, per non disperdere il patrimonio infrastrutturale e immateriale (in termini di competenze, metodi, processi), vorrebbero che a livello centrale venissero individuati degli obiettivi sempre più ambiziosi, “alzando l’asticella” del digitale sempre più in alto. Una sfida che non può prescindere dal coinvolgimento istituzionale a più livelli nel definire un’agenda digitale aggiornata al 2030 a tutto vantaggio dei cittadini.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*rZ6-FR5yB4fU7xyN3Enenw.jpeg" /></figure><p>Certo, strettamente collegato al tema della governance c’è quello relativo alle risorse: non poche amministrazioni paventano come il 2026 possa rivelarsi un momento critico per la programmazione e il mantenimento degli standard digitali. Il rischio da evitare è quello che i Comuni debbano trovarsi nella situazione di prendere impegnative scelte di bilancio: abbandonando gli investimenti fatti nel digitale, a vantaggio del mantenimento di altri servizi. Per garantire la sostenibilità del sistema, secondo i partecipanti ai tavoli, c’è quindi anzitutto bisogno di gestire al meglio le economie derivanti dagli avanzi di spesa degli Avvisi PNRR, anche se per rendere strutturale l’innovazione potrebbero rivelarsi necessari nuovi strumenti finanziari ad hoc, piuttosto che una rimodulazione di alcuni vincoli di bilancio.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TxENPM-HNOK_G12bw6qyaw.jpeg" /></figure><h3>Digitale vuol dire semplificare e rivedere processi</h3><p>C’è un aspetto che rallenta e appesantisce le amministrazioni comunali, l’esistenza di diverse procedure e per l’accesso ai fondi PNRR delle diverse Missioni e più in generale la gestione dei progetti. Un problema che si amplifica ulteriormente volendo anche includere altre tipologie di finanziamenti europei e non a cui hanno accesso gli Enti. Una situazione che rischia di penalizzare soprattutto i Comuni più piccoli, dove la carenza di personale, che spesso deve essere supportato in prima persona proprio dal sindaco, rende più complicato seguire tutte le procedure, con conseguente perdita di efficacia nell’azione amministrativa.</p><p>In quest’ottica, è stato particolarmente apprezzato dai sindaci il lavoro di semplificazione condotto dal Dipartimento con la piattaforma <strong>PA digitale 2026</strong>, più volte citata come esempio virtuoso di gestione amministrativa. Uno strumento che, unito alla costante presenza sul territorio dei team del Transformation office, ha facilitato l’accesso alle risorse del PNRR dedicate al digitale, pur con la necessità di qualche aggiustamento per seguire con efficacia il ciclo di vita degli Avvisi.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/921/1*YwKO6MhNQDj7lj1BQEkxoA.jpeg" /></figure><p>Un capitolo a parte meritano, poi, alcuni degli strumenti messi a disposizione dal Dipartimento per favorire l’implementazione degli Avvisi, su tutti le Linee guida per i soggetti attuatori. La necessità di aggiornarle nel tempo, per seguire puntualmente l’evoluzione delle Misure e assicurare la realizzazione di progetti di qualità, ha portato alcuni Comuni ad essere particolarmente prudenti nel dichiarare il completamento delle attività. Complessità di processo che hanno riguardato anche alcune scelte fatte a livello europeo sull’impostazione stesso del PNRR che, per esempio, non riconosce le Unioni di Comuni come soggetti attuatori di alcuni Avvisi. Tematiche che il Dipartimento ha scelto comunque di affrontare impostando dei percorsi agevolati sulla piattaforma PA digitale 2026 per venire incontro alle esigenze delle aggregazioni territoriali.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/861/1*B_MnTJNTn2ssPOVJsNJ5rw.jpeg" /></figure><h3>Digitale vuol dire comunicare</h3><p>Realizzare servizi digitali, renderli accessibili e inclusivi, utilizzare sistemi di autenticazione digitale, migrare le applicazioni in cloud, aumentare la sicurezza dei sistemi, favorire l’interoperabilità tra le banche dati, permettere pagamenti digitali, digitalizzare le notifiche, utilizzare l’app IO: <strong>la trasformazione digitale però a cosa serve se non arriva al cittadino?</strong> La domanda può sembrare una provocazione, ma in realtà si tratta di un aspetto ben conosciuto da sindaci e amministratori comunali, che si trovano quotidianamente a contatto con le persone e hanno già individuato alcune strategie, che vorrebbero rafforzare e sostenere con campagne nazionali, anche con elementi di comunicazione coordinata.</p><blockquote>Un primo elemento in tal senso individuato nei tavoli è la necessità di abbinare canali fisici e digitali, tradizionali e innovativi.</blockquote><p>Molte amministrazioni, ad esempio, utilizzano le reti di relazioni nei quartieri come occasione, anche informale, di veicolare informazioni sull’utilizzo degli strumenti digitali, oltre che per promuovere sostegno attivo verso la popolazione, con particolare riguardo agli anziani. Biblioteche, parrocchie, centri di aggregazione, comitati di quartiere, nei Comuni più piccoli addirittura le farmacie: sono luoghi dove la disseminazione digitale arriva più in profondità, in sinergia con quanto promosso dal Dipartimento con la costruzione della rete nazionale di punti di facilitazione digitale (i Punti Digitale facile).</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/921/1*Sqdxotvr7fpb6vHw46lgWw.jpeg" /></figure><p>Sempre in quest’ottica, per arrivare preparati al 2026, un altro elemento considerato fondamentale è il <strong>coinvolgimento delle scuole</strong>, sia per il traino delle giovani generazioni, sia per arrivare in maniera indiretta alle famiglie, e quello delle associazioni del terzo settore, in particolare se attive nel sociale. Canali informali ai quali, sempre restando nel “fisico”, detto che televisione, carta stampata e comunicazione digitale sono tutti considerati strumenti proficui, alcuni amministratori invitano a non sottovalutare l’efficacia della cartellonistica.</p><h3>L’Accordo tra ANCI e il Dipartimento</h3><p>A maggio di quest’anno il <a href="https://innovazione.gov.it/notizie/comunicati-stampa/siglato-l-accordo-con-anci-per-accompagnare-i-comuni-nell-attuazione-del-pnrr/">Dipartimento e ANCI hanno firmato un accordo per sostenere i Comuni nel processo di trasformazione digitale</a>. Momenti come quelli organizzati a Genova, permessi proprio dall’Accordo, rappresentano una scelta di metodo, basato sull’ascolto e sul confronto, per costruire insieme ai Comuni un percorso di accompagnamento dedicato. Grazie agli spunti emersi durante la tre giorni, infatti, nei prossimi mesi il Dipartimento e ANCI rafforzeranno gli appuntamenti informativi dedicati agli Avvisi, che dall’avvio dell’Accordo hanno già raccolto oltre 8<a href="https://youtube.com/playlist?list=PLLZQsns4g-N6RTy-RgLLEcibk8bxWjZNH&amp;si=KINIXFmbRCqpl3VQ">.000 partecipanti nei primi 12 webinar organizzati.</a></p><p>Per il 2024 è previsto anche l’avvio di uno specifico <strong>percorso di formazione sulla digitalizzazione dedicato al personale dei Comuni</strong>, con la produzione di una serie di strumenti operativi e modelli amministrativi standard per l’implementazione dei progetti. Non solo, l’Accordo prevede inoltre il <strong>rafforzamento di una community di amministratori attivi sul digita</strong>le: una rete con cui costruire percorsi virtuosi di condivisione per il beneficio di tutti.</p><blockquote>Proprio per questo motivo è nostra intenzione replicare momenti come quelli di Genova, che sono serviti a consolidare una metodologia di lavoro e soprattutto a coinvolgere Comuni che intendono intraprendere un percorso insieme noi.</blockquote><p>Se volete partecipare con noi a questo percorso, potete <a href="https://padigitale2026.gov.it/team-territoriali">contattare il vostro team territoriale di riferimento per ricevere tutte le informazioni del caso</a>.</p><p>Rafforzare le competenze, promuovere una governance di sistema, uniformare le procedure, comunicare il digitale:<strong> è la collaborazione che permettere di rendere concreta la trasformazione digitale del Paese</strong>, con la consapevolezza ben radicata tra i sindaci che il 2026 non sarà un punto d’arrivo ma di partenza.</p><p><em>Si ringrazia per la fondamentale collaborazione tutti gli Enti che hanno accettato di partecipare ai tavoli di confronto: Comune di Alessandria, Comune di Barletta, Comune di Bastia Umbra, Comune di Benna, Comune di Bergamo, Comune di Brescia, Comune di Caltanisetta, Comune di Cantù, Comune di Carbonia, Comune di Castel del Giudice, Comune di Castel Ritaldi, Comune di Cento, Comune di Cinisello Balsamo, Comune di Colobraro, Comune di Daverio, Comune di Dicomano, Comune di Francavilla al Mare, Comune di Fusignano, Comune di Gualdo Tadino, Comune di Jesi, Comune di Mara, Comune di Monreale, Comune di Montefortino, Comune di Monza, Comune di Padova, Comune di Pescopennataro, Comune di Porto Sant’Elpidio, Comune di Potenza, Comune di Rossiglione, Comune di San Nazzaro Sesia, Comune di San Salvo, Comune di Stintino, Comune di Taranto, Comune di Visco, Comune di Viterbo, Consorzio dei Comuni Trentini e Unione Bassa Reggiana.</em></p><p><em>I contributi emersi e l’approccio costruttivo dei partecipanti hanno permesso di rendere questi incontri dei preziosi momenti di condivisione.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=3a66723f2cbf" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/correva-lanno-2026-i-comuni-digitali-dalla-40%C2%AA-assemblea-nazionale-anci-alla-fine-del-pnrr-3a66723f2cbf">Correva l’anno 2026, i Comuni digitali dalla 40ª Assemblea nazionale ANCI alla fine del PNRR</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Newsletter PA digitale 2026, cosa abbiamo imparato]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/newsletter-pa-digitale-2026-cosa-abbiamo-imparato-9077fe759665?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/9077fe759665</guid>
            <category><![CDATA[digital-transformation]]></category>
            <category><![CDATA[newsletter]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Dipartimento per la trasformazione digitale]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 05 Apr 2023 07:48:46 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-04-05T07:46:39.675Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>Un questionario per gli iscritti ci ha permesso di capire meglio il lavoro fatto in questi mesi, indicandoci la via per future evoluzioni</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/600/1*sdc-TbnlRnIgpeau4xzAaw@2x.jpeg" /></figure><p>PA digitale 2026 è la piattaforma che permette alle Pubbliche Amministrazioni di accedere ai fondi PNRR dedicati alla transizione digitale. Lanciata a novembre del 2021, oggi la piattaforma è utilizzata dal 99% dei Comuni e Scuole italiane, gestisce oltre 40.000 progetti, e ha permesso l’allocazione di oltre 2 miliardi di euro.</p><p>Quando siamo partiti con il progetto, ci siamo posti l’obiettivo di “sfruttare” l’iniziativa non solo per facilitare l’accesso ai fondi del PNRR, velocizzando di fatto la digitalizzazione della PA, ma anche di creare e consolidare nel tempo una community di amministratori locali protagonisti della transizione al digitale. Per farlo, mesi prima della pubblicazione dei primi Avvisi, abbiamo deciso di lanciare una newsletter dedicata, che permettesse da un lato di “preparare il terreno” con informazioni pratiche e anticipazioni, dall’altro di iniziare a costruire un percorso condiviso con gli iscritti.</p><blockquote>Dopo un anno di attività, e oltre 24.000 iscritti, abbiamo deciso di riflettere su quanto fatto, inviando a tutta la community un questionario di gradimento per comprendere meglio cosa fosse, o non fosse, funzionato in questi 12 mesi.</blockquote><p>Questo contenuto è il racconto di com’è andata, di cosa abbiamo imparato, e di come potremmo migliorare.</p><h3><strong>Chi ha risposto al questionario</strong></h3><p>Al questionario, pubblicato il 31 gennaio e promosso per le prime 2 settimane di febbraio, hanno risposto 744 persone, per lo più iscritte alla newsletter sin dal suo lancio, e in rappresentanza dei Comuni.</p><p>La newsletter, seppur dedicata principalmente alle PA, è aperta a tutti, <strong>non sorprende quindi che tra le risposte ricevute, 50 (poco più del 6%) arrivassero dal mondo della fornitura</strong>. Un dato in linea con quello più generale degli iscritti, che vede tra le oltre 24.000 iscrizioni, 1.408 partner tecnologici (5,8%). Come vedremo dopo, questa tipologia di utente ha palesato, più di altri, specifiche esigenze rispetto a contenuti e frequenza dello strumento.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Ll8XmhdLEpFaEW2DpiHPUw.png" /></figure><p>Per quanto riguarda i Comuni, i rispondenti fanno parte di Enti medio-piccoli, con 33% di essi con una popolazione tra i 5.000 e 20.000 abitanti, e circa il 27% con meno di 2.500 abitanti.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*keM-rYv8NXtoBcDzc0JjPA.png" /></figure><p>Una delle domande poste dal questionario ha riguardato la modalità di lettura della newsletter, con l’obiettivo di comprendere quanto e come fossero letti i diversi contenuti riportati mese dopo mese. Abbiamo così scoperto che sono pochi i lettori che approfondiscono ogni singolo contenuto della newsletter: solo 64 sui 744 rispondenti. <strong>La stragrande maggioranza di essi invece scorre velocemente la newsletter approfondendo solo i contenuti di interesse.</strong></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*RS5WJa-Lc_9fqVAF8ksj3Q.png" /></figure><p>Grazie a questa domanda è stato possibile notare però in maniera molto chiara le differenze tra le diverse tipologie di utenti.</p><blockquote>Mentre infatti solo l’8% dei rappresentanti di realtà comunali e scolastiche ha dichiarato di “approfondire ogni contenuto della newsletter”, il dato sale al 26% se si considerano le risposte dei fornitori.</blockquote><h3><strong>Cosa ha funzionato e cosa vorremmo migliorare</strong></h3><p>Partiamo da un dato, positivo, che riguarda in generale il tasso di gradimento della newsletter: il 91,6% dei rispondenti ha dichiarato di essere abbastanza (57,1%) o molto (34,5%) soddisfatto della newsletter.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Jc5xGST9-WkWdwVNu-Uhpw.png" /></figure><p>In particolare sembrano essere graditi gli aggiornamenti e chiarimenti sugli Avvisi di PA digitale 2026, gli annunci su nuove opportunità e infine gli approfondimenti di materiali tecnici.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*lpD0hBDdM_sfCLPG_2-bhQ.png" /></figure><p>Ma come visto prima, è entrando nelle sfaccettature delle diverse categorie di rispondenti che emergono gli aspetti più interessati. Mentre infatti i rappresentanti del mondo comunale e scolastico sono generalmente soddisfatti della ricorrenza mensile della newsletter (oltre l’80%), i fornitori hanno dichiarato che vorrebbero fosse più frequente (28%). <strong>Discorso analogo per la quantità di contenuti: se Comuni e Scuole sembrano essere generalmente soddisfatti, i partner tecnologici ne richiederebbero di più</strong>. Il 32% di essi infatti vorrebbe più contenuti, quasi il doppio rispetto al dato medio dei rispondenti (17%)</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tIQj_nMGJQmOQOKhKdsmEA.png" /></figure><p>Un primo elemento da migliorare riguarda il fatto di avere una versione unica della newsletter per tutte le tipologie di utenti: una decisione quasi inevitabile, considerando che il target principale dello strumento erano (e sono) proprio i soggetti attuatori del PNRR (le PA locali), ma che comunque ci ricorda l’opportunità di ipotizzare strumenti di comunicazione <em>ad hoc</em> anche per i fornitori.</p><h3><strong>Prossimi passi</strong></h3><p>Con il 2023 entra nel vivo la fase implementativa e realizzativa del PNRR: dopo che le PA locali hanno aderito agli Avvisi dovranno infatti realizzare i progetti per cui hanno ricevuto un decreto di finanziamento. Questo di fatto, a livello di scelte editoriali per la newsletter, traccia automaticamente la via su due direzioni diverse, ma parallele.</p><p>La prima ci viene restituita dai dati appena analizzati: la crescente centralità dei partner tecnologici. <strong>Sarà quindi necessario ipotizzare maggiori e migliori canali di comunicazione anche con il mondo della fornitura.</strong></p><p>Per la seconda direttiva, ci vengono ancora in aiuto i risultati del questionario. Alla domanda “Di quali altri argomenti vorresti leggere”, la metà dei rispondenti ha dichiarato di voler accedere a un maggior numero di contenuti tecnici funzionali all’implementazione degli Avvisi. Allo stesso tempo il 41% dei partecipanti ha dichiarato di voler ricevere comunicazioni targettizzate in base al proprio profilo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*2kfAomJP19D-dQYSF0d-_A.png" /></figure><p>Queste due risposte di fatto evidenziano quanto sia importante anche far evolvere gli strumenti di comunicazione in base sia all’avanzamento dei singoli progetti, ma anche alle specifiche esigenze dei lettori.</p><p><strong>Tutto il percorso che abbiamo voluto avviare con l’iniziativa PA digitale 2026 ha sempre voluto avere come stella polare l’ascolto e la condivisione</strong>: dai <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/pa-digitale-2026-lutente-al-centro-della-progettazione-59eeda5b4e40">test di usabilità per lo sviluppo della piattaforma</a>, alle storie che raccontiamo attraverso la rubrica social “Destinazione PA digitale 2026” (<a href="https://www.linkedin.com/posts/dipartimentotrasformazionedigitale_pa-digitale-2026-cologno-monzese-activity-7002934969698283520-_NaG?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop">Cologno Monzese</a>, <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7020746055889694721">Messina</a>, <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7031987360447803392">Bressanone</a> e <a href="https://www.linkedin.com/posts/dipartimentotrasformazionedigitale_destinazione-padigitale2026-comune-di-activity-7042130934665490432-55b7?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop">Uta</a>.), in cui abbiamo intervistato RTD e dirigenti IT che in alcuni Comuni italiani stanno contribuendo concretamente alla digitalizzazione del Paese.</p><blockquote>Grazie a questo ascolto tentiamo di migliorare il lavoro che facciamo e il servizio che rendiamo alle PA locali grazie alle opportunità del PNRR.</blockquote><p>Con il questionario vogliamo quindi prendere i consigli giunti dai nostri lettori come indicazioni operative su come far evolvere il nostro strumento: aumentare le comunicazioni targettizzate in base alla tipologia di utenti, con un’attenzione particolare ai contenuti tecnici e ipotizzando nuovi strumenti dedicati al mondo della fornitura. Ce lo prendiamo come impegno, ma soprattutto come un’opportunità.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=9077fe759665" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/newsletter-pa-digitale-2026-cosa-abbiamo-imparato-9077fe759665">Newsletter PA digitale 2026, cosa abbiamo imparato</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[How to foster Innovation and Value Creation with the European Digital Identity Wallet]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/how-to-foster-innovation-and-value-creation-with-the-european-digital-identity-wallet-e897bfc33194?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/e897bfc33194</guid>
            <category><![CDATA[digital-identity-wallet]]></category>
            <category><![CDATA[digital-identity]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Silvana Filipponi]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 29 Nov 2022 16:08:37 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2022-11-29T16:08:37.681Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h4>How the European Digital Identity Wallet will bring <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=innovation&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A6996904001912909824">#innovation</a> and create value for the citizens and businesses in Europe.</h4><p>Any views expressed in this article are the personal views of the author.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*7xxlnAMhEeuHJtqv.png" /></figure><p><strong>The European Digital Identity Wallet</strong></p><p>In June 2021, the European Commission issued a proposal for the implementation of the European Digital Identity Wallet and the revision of the eiDAS regulation covering the national identity schemes and trust services, with the overall objective of further expanding the availability and usage of digital identities across the industries and the EU, while complementing the identity with additional attributes and credentials, always under the sole control of the user. The Proposal is now under discussion by the Member States that are expected to reach a General Consensus by the end of the year in order to start negotiation and approval during 2023.</p><p>The overall proposal leverages the existing identity schemes in the EU under the current regulation, hence a key question from all the parties in the ecosystem is whether the proposal will bring real value and boost innovation in the European digital ecosystem or it will bring incremental innovation to the existing scenario, but with limited changes. These scenarios were discussed by a dedicated panel at the<a href="https://www.osservatori.net/it/eventi/on-demand/convegni/digital-wallet-identity-revolution-convegno"> “Digital Wallet: Identity (R)evolution”</a> event hosted by the Politecnico of Milano.</p><p><strong>Evolving the national eIDs</strong></p><p>For the majority of the EU countries that have started their journey into implementing a national digital identity ecosystem, the continuity from existing solutions is a prerequisite for minimizing the overall costs and capitalizing from the current achievements, also in terms of consumers and market awareness and acceptance. Nevertheless, we can expect that the EUDIW will further boost and expand the availability of digital identity to all citizens and to many vertical industries beyond the public sector. Some of these industries still use closed processes or manual procedures for customer authentication or digital onboarding.</p><p>However there are additional aspects of the overall concept of the Identity Wallet that are unique to the EUDIW and have the potential to create a Revolution in the digital arena by bringing new value and incremental opportunities for the market.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*ZhsDKyJfyqrubUtu.png" /></figure><p><strong>A harmonized European digital identity is the enabler for the Single Digital Market</strong></p><p>I would start with mentioning the harmonization of the national identity schemes into one European solution, that will allow us to feel and act as European citizens whether we move for holidays, work or study across the EU. The harmonization will bring significant benefits especially to the businesses operating in Europe, these will be able to target and manage their digital consumers in the same way, whether they are Italian, French or Spanish, since they will have the opportunity to integrate one single identity instead of 27 different solutions under national regulations.</p><p>Additionally, the Wallet is expected to greatly expand the current eID ecosystems by introducing new roles and redefining the existing ones. For example, since the overall concept includes different credentials and attributes — like for example the driving license, travel credentials, health certificates prescriptions and so on- , there will be an increasing role for the issuer of the credentials, with a greater opportunity especially in the sectors with a limited readiness in terms of data digitization. The wallet provider is also a new role that- according to legislation- can be played by different players under the discretion of the Member States, not to mention the relying parties using the EUDIW services, those will have the opportunity to create new services and allow a frictionless and easy digital onboarding to new customers.</p><p><strong>Identity and credentials together will ease the digital customer experience</strong></p><p>While discussing the key pillars of value creation, a special role is played by the combination of identity and other credentials that, despite being stored separately in the Wallet, can be presented in one click to the same digital transaction, ensuring a completely different experience for the user and allowing new business opportunities. We can see many use cases for this: for example when renting a car both the eID and a valid driving license are needed, when traveling the eID needs to be coupled with travel credential during the check in, or when paying online for certain goods that require a minimum age by law or when a specific certification is needed to get a discount, like for example being a student to get a 20% off on books.</p><p><strong>Control over our own data will be central from now on</strong></p><p>However, according to the Self Sovereign Model at the base of the European Identity Wallet, only the user will have those credentials stored in his wallet. As a consequence, all value models based on data monetisation will not be possible and businesses will need to build their services starting from the consumer and the value he/she perceives when using those services. All in all, the user will have a central role in the ecosystem as well as increasing responsibility starting from the consciousness about the importance of accurately managing his/her own data since these data have real value.</p><p>An awareness that we have lost in our digital life and that will be central from now on.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=e897bfc33194" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/how-to-foster-innovation-and-value-creation-with-the-european-digital-identity-wallet-e897bfc33194">How to foster Innovation and Value Creation with the European Digital Identity Wallet</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[L’innovazione del Wallet di Identità Digitale]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/linnovazione-del-wallet-di-identit%C3%A0-digitale-16f80b61e959?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/16f80b61e959</guid>
            <category><![CDATA[identità-digitale]]></category>
            <category><![CDATA[digitale]]></category>
            <category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Silvana Filipponi]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 29 Nov 2022 15:37:05 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2022-11-29T15:37:05.711Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>Perché il Wallet di identità digitale sarà un acceleratore di #innovazione digitale creando valore per cittadini ed imprese in Europa.</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*V1a3y_0cXXrXlrxFBG0kYQ.png" /></figure><p><em>Le opinioni espresse in questo articolo sono personali dell’autore.</em></p><p><strong>La proposta per il Wallet di Identità Digitale Europeo</strong></p><p>Lo scorso 3 giugno 2021, la Commissione Europea ha presentato la proposta legislativa per il <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/european-digital-identity_en">Wallet di Identità Digitale Europeo-EUDIW</a> e la revisione del regolamento eIDAS, testo che regola gli schemi di identità nazionali e i servizi fiduciari, con l’obiettivo di espandere ulteriormente la disponibilità e l’utilizzo delle identità digitali in tutti i settori e paesi dell’UE, integrando l’identità con attributi e credenziali digitali sempre sotto lo stretto controllo dell’utente. La proposta è ora in discussione da parte degli stati membri, il cui obiettivo è raggiungere un testo congiunto entro la fine dell’anno per avviare la fase di negoziazione e approvazione nel corso del 2023.</p><p>La proposta delinea una evoluzione degli schemi di identità nazionali dei paesi dell’UE ai sensi dell’attuale regolamentazione, pertanto una delle domandi ricorrenti da parte del mercato è se il Wallet di Identità introdurrà elementi aggiuntivi di creazione di valore e stimolerà l’innovazione all’ interno del mercato digitale in Europa o se lavorerà in continuità con lo scenario esistente. Questa è la domanda che mi è stata rivolta nel panel di discussione del convegno <a href="https://www.osservatori.net/it/eventi/on-demand/convegni/digital-wallet-identity-revolution-convegno">Digital Wallet: Identity (R)evolution </a>organizzato dal Politecnico di Milano, lo scorso 22 Novembre 2022.</p><p><strong>L’evoluzione a partire dalle soluzioni nazionali</strong></p><p>Per tutti i paesi dell’Unione — molti, ma non tutti — che hanno già intrapreso il proprio percorso verso l’adozione di soluzioni nazionali di identità digitale, la continuità è un prerequisito fondamentale per minimizzare i costi complessivi e capitalizzare i risultati ottenuti, anche in termini di consapevolezza da parte del consumatori e del mercato. In questo ambito, possiamo prevedere che l’EUDIW porterà un rafforzamento ed espansione ulteriore dell’identità digitale a tutti i cittadini e a molti settori privati oltre il pubblico, alcuni dei quali utilizzano ancora procedure manuali per l’<em>onboarding</em> digitale del cliente.</p><p>Ciò nondimeno, ci sono alcuni aspetti nella proposta del Wallet di Identità Digitale che hanno il potenziale di creare nuovo valore e rappresentano un acceleratore di innovazione nel mercato dei servizi digitali in Europa.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*YYNJV-ud_FAJYACsRK4N_g.png" /></figure><p><strong>Il Wallet come strumento per la realizzazione del <em>Single Digital Market</em></strong></p><p>Credo opportuno iniziare menzionando l’armonizzazione degli schemi di identità nazionali in un’unica soluzione, armonizzazione che darà vita al concetto di cittadinanza europea portando benefici a partire da noi cittadini quando ci spostiamo all’interno della Unione per qualsivoglia motivo, dalle vacanze al lavoro o allo studio. Accanto ai cittadini, una soluzione armonizzata di identità digitale andrà a beneficio delle imprese operanti in Europa che potranno gestire i propri utenti digitali in modo uniforme, con un impatto importante soprattutto per le PMI per le quali è sicuramente complesso integrarsi a soluzioni e procedure diverse a livello nazionale.</p><p>Inoltre, il wallet di identità digitale porterà ad una espansione significativa dell’attuale ecosistema introducendo nuovi ruoli e ridefinendo quelli esistenti. In primo luogo, poiché il Wallet include credenziali e attributi oltre l’identità, ci sarà un ruolo crescente per gli emittenti pubblici e privati di credenziali, come ad esempio la patente di guida, le credenziali di viaggio, la prescrizione dei certificati sanitari. L’opportunità sarà importante soprattutto negli ambiti con un livello di digitalizzazione dei dati meno affermato. Il fornitore del Wallet sarà esso stesso un nuovo ruolo nell’ecosistema che — sulla base del testo legislativo- potrà essere svolto da attori pubblici e privati , per non parlare delle aziende che utilizzeranno il Wallet all’interno dei propri servizi digitali, realizzando nuove proposizioni digitali facili ed immediate per il loro clienti.</p><p><strong>Identità e attestazioni digitali insieme per una nuova esperienza digitale</strong></p><p>Un’altra componente fondamentale della creazione di valore è la combinazione di identità e altre credenziali che, pur essendo conservate in aree logiche e fisiche separate del Wallet, possono essere presentate nella stessa transazione digitale consentendo un’ esperienza digitale completamente rinnovata per l’utente. Gli esempi si possono fare in tanti campi, si pensi quando ci si iscrive ad un servizio di car sharing e si deve presentare sia la propria attestazione di identità che la patente di guida valida, oppure quando si viaggia e l’identità è abbinata alla credenziale di viaggio al momento del check-in, oppure al momento di pagamento online di determinati bene che richiedono un’età minima per legge o quando è richiesto di mostrare una attestazione specifica per ottenere uno sconto, come essere uno studente per ottenere uno sconto sui libri.</p><p><strong>Il controllo dei nostri dati nel modello utente-centrico</strong></p><p>Importante sottolineare che solo l’utente avrà il controllo sulle proprie credenziali digital, dal momento che queste saranno memorizzate nel suo Wallet ed in linea con il modello decentralizzato di <em>Self Sovereign Identity</em> che è alla base della soluzione. Pertanto i modelli di business che fanno leva sulla monetizzazione dei dati non saranno possibili e le aziende dovranno invece concentrarsi sul valore percepito dal consumatore nell’utilizzare il servizio digitale. L’utente avrà un ruolo sempre più centrale e al contempo diventerà sempre più consapevole dell’importanza di gestire i propri dati nel mondo digitale.</p><p>Una consapevolezza che abbiamo perso nelle nostre interazioni digitali, ma che sarà centrale d’ora in poi.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=16f80b61e959" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/linnovazione-del-wallet-di-identit%C3%A0-digitale-16f80b61e959">L’innovazione del Wallet di Identità Digitale</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[PA digitale 2026, l’utente al centro della progettazione]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/pa-digitale-2026-lutente-al-centro-della-progettazione-59eeda5b4e40?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/59eeda5b4e40</guid>
            <category><![CDATA[design]]></category>
            <category><![CDATA[user-experience]]></category>
            <category><![CDATA[egovernment]]></category>
            <category><![CDATA[accessibility]]></category>
            <category><![CDATA[egov]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Dipartimento per la trasformazione digitale]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 30 May 2022 09:07:58 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2022-05-30T10:09:19.940Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>Co-progettazione, test di usabilità e dialogo costante: l’importanza dell’ascolto in un progetto ambizioso e innovativo</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*EB-R4WyEMm3qR2o9WepA3w.png" /></figure><p><a href="https://padigitale2026.gov.it/">PA digitale 2026</a> è la piattaforma che consente alle PA di accedere ai fondi del PNRR dedicati alla transizione digitale. Un punto unico di accesso per accompagnare Comuni, Scuole e ASL nel percorso informativo di candidatura, rendicontazione e assistenza che permette loro di accedere ai circa 3 miliardi di euro messi a disposizione dal Dipartimento per la trasformazione digitale.</p><p>Nell’ideazione e progettazione della piattaforma, abbiamo deciso che se si vuole realmente incentivare un percorso di coesa e armoniosa digitalizzazione nelle PA locali, noi come Dipartimento della Presidenza del Consiglio responsabile per la crescita dei servizi digitali, dovevamo essere i primi a cambiare il nostro approccio proprio verso le PA locali.</p><blockquote><em>Per questo motivo abbiamo deciso di mettere l’utente al centro del percorso di progettazione e sviluppo della piattaforma, coinvolgendo nelle varie fasi i rappresentanti delle PA locali.</em></blockquote><h3><strong>Le scelte nella progettazione</strong></h3><p>Il gruppo di lavoro interno del Dipartimento che ha seguito, e continua a seguire, il progetto è composto da esperti con competenze trasversali: UX/UI design, content design/UX writing, aspetti legali, relazioni istituzionali, data science, amministrazione, sviluppo e comunicazione. Una scelta fondamentale, e che si è rivelata vincente, viste le numerose implicazioni di un progetto complesso con una portata così ampia.</p><p>Il metodo adottato per la progettazione di PA digitale 2026, ispirato ai principi della centralità dell’utente e della filosofia agile, corrisponde al processo in <a href="https://designers.italia.it/kit/">5 fasi proposto da Designers Italia</a>.</p><ol><li>Organizzare — pianificare e coordinare l’impostazione del lavoro dal punto di vista gestionale e operativo.</li><li>Comprendere — chiarire il contesto di fruizione con l’analisi e la ricerca utente.</li><li>Progettare — immaginare e prototipare l’interazione fra utente e punto di accesso digitale.</li><li>Realizzare — costruire e sviluppare lo strumento.</li><li>Validare — scoprire come monitorare e valutare le performance.</li></ol><p>Queste fasi sono state seguite sia nella parte iniziale, di definizione del <em>brief</em> e proposta del concept di progetto, sia nei momenti successivi di progettazione vera e propria.</p><p>All’inizio delle attività è stata prevista una fase di analisi (comprendere) e raccolta di informazioni sui vari temi rilevanti, grazie al contributo dei <em>stakeholder</em> interni ed esterni. Le attività di ricerca e mappatura delle informazioni sono state svolte attraverso <a href="https://designers.italia.it/kit/interviste-utenti-stakeholder/">interviste</a> e <a href="https://designers.italia.it/kit/analisi-contesto/">schematizzazioni del contesto</a> con gli strumenti a disposizione su Designers Italia.</p><p>Successivamente si è passati a ipotizzare un <em>concept</em>, anche attraverso <a href="https://designers.italia.it/kit/co-progettazione/">sessioni di co-progettazione</a>, che permettesse di indirizzare in modo ottimale gli obiettivi informativi e funzionali della piattaforma, attraverso una proposta di progetto che permettesse fin dall’inizio <em>by design</em>, utilizzando il design system del Paese, e <em>by default</em>, di rispondere alle linee guida di riferimento per il design dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione e per l’accessibilità degli strumenti informatici.</p><p>Particolare cura è stata messa nella validazione dell’accessibilità, e nella predisposizione di percorsi migliorativi di questa, perché progettare un’interfaccia significa decidere chi includere, e chi no, se fatto senza consapevolezza.</p><h3><strong>L’inizio del progetto</strong></h3><p><em>Estate–autunno 2021</em></p><p>Il gruppo di lavoro interno del Dipartimento per la trasformazione digitale si è costituito a luglio del 2021. Sin da subito è stato deciso di avviare un tavolo di lavoro insieme ad ANCI, l’associazione che unisce i Comuni italiani, proprio per il centrale ruolo che il PNRR conferisce all’ente più vicino alle esigenze del cittadino.</p><p>I colleghi di ANCI che ci hanno accompagnato in questo viaggio hanno segnalato un numero di enti da coinvolgere in una serie di sessioni dedicate alla costruzione dell’<a href="https://designers.italia.it/kit/architettura-informazione/">architettura dell’informazione</a>. Grazie all’utilizzo di piattaforme di collaborazione visiva online, abbiamo cercato di capire quale fosse il modo migliore di organizzare le informazioni sulla piattaforma.</p><blockquote><em>L’obiettivo del progetto era chiaro, ma al tempo stesso ambizioso: andare oltre l’abituale processo di richiesta fondi, creando un’esperienza interamente online che facilitasse il lavoro alle amministrazioni grazie a uno strumento semplice e immediato.</em></blockquote><p>Come noto la piattaforma PA digitale 2026 è andata online a metà novembre del 2021, con l’obiettivo di accompagnare le PA in vista dell’apertura degli avvisi pubblici, avvenuta nell’aprile del 2022.</p><p>La prima sessione di co-progettazione svolta con i rappresentanti di alcuni Comuni si è focalizzata sui seguenti punti:</p><ul><li>condivisione dell’architettura dell’informazione per la piattaforma pre-apertura degli avvisi;</li><li>brainstorming sul nome del progetto;</li><li>validazione dell’architettura dell’informazione in vista dell’apertura degli avvisi;</li><li>validazione del mockup del sito per la sua pubblicazione pre-apertura degli avvisi.</li></ul><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*kISOQdz5YaadljGGdCDS_w.png" /><figcaption><em>Schermate dalla sessione di co-progettazione su PA digitale 2026</em></figcaption></figure><p>Tra le evidenze che sono emerse da parte delle amministrazioni, la necessità di navigare le opportunità permettendo di filtrare gli avvisi per tipologia di PA beneficiaria. Al tempo stesso nell’organizzazione delle informazioni, vista la complessità regolamentare della materia, una delle richieste è stata quella di far emergere in maniera chiara il contesto normativo di riferimento per l’iniziativa, un elemento decisivo per districarsi nelle complessità del tema.</p><p>Fondamentale è stato anche un coinvolgimento delle amministrazioni nella scelta del nome per la piattaforma. Sin da subito ci è stato suggerito di non sovraccaricare il “brand” con parole come “bando”, che avrebbe appesantito il messaggio rispetto all’obiettivo, facendo invece emergere il tema del digitale. Il nome “PA digitale 2026” ha permesso in questo senso di rendere chiaro: target (le PA), l’ambito (il digitale), e la prospettiva (il 2026).</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*w2aHaN8CGkonAeXUG3Q2ZA.png" /><figcaption><em>Schermate dalla sessione di co-progettazione su PA digitale 2026</em></figcaption></figure><h3><strong>Il go-live della piattaforma</strong></h3><p><em>Autunno–inverno 2021</em></p><p>Il <em>feedback</em> ricevuto è stato assorbito nello sviluppo finale della piattaforma prima della messa online il 15 novembre del 2021. I primi mesi di PA digitale 2026 hanno avuto due principali obiettivi: da un lato avviare un percorso informativo dedicato alle PA locali, dall’altro ascoltare la reazione dei comuni alle funzionalità della piattaforma.</p><p>Proprio per questo motivo a dicembre si è dato il via ai test di usabilità.</p><p>I <a href="https://designers.italia.it/kit/test-usabilita/">test di usabilità</a> sono delle sessioni di osservazione diretta dell’interazione tra un utente e un servizio digitale, in questo caso PA digitale 2026. I test sono abitualmente svolti assegnando all’utente uno o più attività da svolgere, analizzando poi il suo comportamento nel portarli a termine. Nello specifico le attività da svolgere erano quattro:</p><ol><li>Individuare quali sono le misure adottate per l’amministrazione di riferimento.</li><li>Inviare il modulo per la richiesta di chiarimenti e se ci sono tutte le informazioni necessarie.</li><li>Capire se le successive fasi progettuali, le tempistiche e l’intero processo in generale sono chiari all’utente.</li><li>Capire se ci sono tutte le principali FAQ sul sito e se sono esplicitate correttamente.</li></ol><p>Grazie alla collaborazione con ANCI, sono stati individuati 9 rappresentanti di enti locali, permettendoci di svolgere dei test sia da dispositivi <em>desktop</em> che <em>mobile</em>. Il tasso di successo delle diverse attività è stato di oltre il 97%, ma soprattutto la sessione ci ha permesso di far emergere suggerimenti e spunti per migliorare le funzionalità e le informazioni di PA digitale 2026. Per esempio è stato suggerito di guidare il più possibile il sistema di <em>ticketing</em> per richiedere assistenze all’help desk di PA digitale 2026, introducendo una compilazione guidata prima dell’invio del messaggio. Funzionalità che è stata effettivamente implementata in piattaforma.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tbvOVa8C7UtEnlCDe5P6-Q.png" /><figcaption><em>Relazione di rendicontazione sui test di usabilità</em></figcaption></figure><h3><strong>I primi avvisi</strong></h3><p><em>Primavera 2022</em></p><p>Dopo la prima fase informativa, l’architettura dell’informazione, come anche le funzionalità di PA digitale 2026, hanno subito un forte cambiamento. La novità principale ha riguardato la pubblicazione dei primi avvisi pubblici dedicati alle PA locali: identità digitale (SPID/CIE), app IO, pagoPA, migrazione al cloud ed esperienza dei cittadini nei servizi pubblici.</p><p>Questo ha richiesto la progettazione, lo sviluppo e successiva pubblicazione dell’area riservata del sito, la parte più ambiziosa del progetto. Qui le PA possono attivare il proprio profilo mediante l’autenticazione via SPID del rappresentante legale, candidarsi agli avvisi, rendicontare i progetti e ricevere assistenza dedicata. Nuove funzionalità che hanno aumentato la complessità della piattaforma, e che hanno quindi richiesto un ulteriore sforzo di condivisione con le amministrazioni locali.</p><p>Grazie alla <em>newsletter</em> mensile di PA digitale 2026 abbiamo dato la possibilità alla <em>community</em> di partecipare al miglioramento della piattaforma, e abbiamo quindi pubblicato un modulo per iscriversi ai nuovi test di usabilità.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*PRPEAKD3FFPrXNvHuNuecQ.png" /></figure><p>Tra gli oltre 40 iscritti, abbiamo scelto 8 partecipanti il più eterogenei possibili, per coprire le varie aree del paese, diverse tipologie di PA e soprattutto i vari incarichi all’interno delle amministrazioni. Con loro abbiamo organizzato delle video-chiamate ad hoc per testare alcune funzionalità chiave.</p><p>A differenza della prima sessione dei test di usabilità, è stato deciso di creare due percorsi diversi: uno per l’utente “rappresentante legale”, che ha il compito principale di attivare il profilo della sua amministrazione, e uno per l’utente “incaricato” che viene invitato dal rappresentante legale, e che quindi deve procedere all’accesso dopo uno specifico invito.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4TJp3DcIcqt23u9ACA__rg.png" /><figcaption><em>Dati sui partecipanti al seconda sessione di test di usabilità</em></figcaption></figure><p>Nonostante alcune minime differenze, i task si sono soffermati sul capire:</p><ul><li>se l’accesso all’area riservata fosse intuitivo;</li><li>se la scrivania e l’area riservata in generale fossero chiare all’utente;</li><li>se il processo disegnato per l’invito dei collaboratori fosse chiaro;</li><li>se fosse semplice accedere alla sezione di supporto e alla richiesta di assistenza.</li></ul><p>Come prevedibile queste ulteriori sessioni ci hanno permesso di verificare la bontà del lavoro svolto fino a quel momento, dando la possibilità all’utente tipo (es. il rappresentante di un comune) di: registrare il profilo dell’ente, candidarsi ad un avviso e richiedere assistenza.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*wroiXa1WaqNLpgkbP6bcuQ.png" /><figcaption><em>Relazione di rendicontazione sui test di usabilità</em></figcaption></figure><p>Nonostante alcune chiare criticità siano emerse, la sessione ci ha permesso soprattutto di guardare al domani e alle future evoluzioni della piattaforma.</p><blockquote><em>Non è un caso se abbiamo definito le “criticità” delle “opportunità”, perché crediamo che qualsiasi appunto possa venire dalle PA locali, sia uno stimolo per migliorare il nostro lavoro.</em></blockquote><p>Proprio in queste settimane siamo al lavoro per cercare di recepire quanto emerso dalle sessioni, progettando ulteriori momenti di confronto con le PA locali sul funzionamento della piattaforma.</p><h3><strong>Gli inevitabili compromessi ed errori fatti</strong></h3><p>È evidente che la complessità del procedimento amministrativo, per come è stato sempre concepito, non è facilmente “trasferibile” sul digitale. Un processo che andrebbe ripensato e semplificato in modo nativamente digitale: in alcuni casi questo è riuscito, in altri non è stato possibile.</p><p>Questo per dire che non tutto quello che era stato pensato è stato effettivamente realizzato: dalla volontà di andare oltre la pubblicazione di PDF non propriamente accessibili, alla necessità di configurare modalità di firma più armoniose con altre scelte tecnologiche implementate in piattaforma.</p><p>PA digitale 2026 non è uno strumento perfetto, è un inizio, che però ci ha fatto comprendere che, piccole conquiste alla volta, è possibile scardinare l’immaginario comune di una Pubblica Amministrazione respingente e non digitale.</p><h3><strong>Perché facciamo tutto questo</strong></h3><blockquote><em>Se il digitale può permettere di semplificare il rapporto tra cittadini e PA, questo non vuol dire che il processo di digitalizzazione sia qualcosa di semplice. Richiede non solo la ridefinizione dei processi interni degli enti, ma anche l’avvio di una nuova stagione nel rapporto con le istituzioni centrali. Questo è il nostro ambizioso obiettivo, per far sì che grazie al PNRR si sviluppi un metodo di lavoro più agile e condiviso, che possa divenire una nuova caratteristica distintiva per la Pubblica Amministrazione italiana</em></blockquote><blockquote><em>— Ministro Vittorio Colao, </em><a href="https://www.ancicomunicare.it/2022/04/22/comunicare-magazine-5-2022/"><em>ANCI Comunicare Magazine 5/2022</em></a></blockquote><p>In poco meno di 2 mesi dal lancio di PA digitale 2026 si sono registrate oltre 7.500 PA e sono arrivate più di 13.000 di candidature, con alcune amministrazioni che completano l’iter di richiesta fondi in pochi minuti.</p><p>Il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha l’obbligo di dare il buon esempio su cosa deve voler dire progettare dei servizi pubblici, mettendo sempre, in tutte le fasi del processo, l’utente al centro. PA digitale 2026 ha avuto questa ambizione, e continuerà ad averla.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=59eeda5b4e40" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/pa-digitale-2026-lutente-al-centro-della-progettazione-59eeda5b4e40">PA digitale 2026, l’utente al centro della progettazione</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Premio nazionale competenze digitali: giovani studenti pugliesi artigiani dell’innovazione]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/premio-nazionale-competenze-digitali-giovani-studenti-pugliesi-artigiani-dellinnovazione-a1a9c8a27f1c?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/a1a9c8a27f1c</guid>
            <category><![CDATA[3d-printing]]></category>
            <category><![CDATA[3d-modeling]]></category>
            <category><![CDATA[digital-transformation]]></category>
            <category><![CDATA[italy]]></category>
            <category><![CDATA[digital-skills]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Dipartimento per la trasformazione digitale]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 09 May 2022 08:19:33 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2022-05-09T08:19:33.322Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h4>L’esperienza della scuola di Francavilla Fontana</h4><p><em>Il Team di Repubblica Digitale</em></p><blockquote>“Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare”</blockquote><p>È con questa frase di Maria Montessori, che il <a href="https://www.secondocomprensivo.edu.it/">Secondo Istituto Comprensivo “Montessori — Bilotta”</a> di Francavilla Fontana, accoglie i visitatori del proprio sito internet. La scuola del comune pugliese nella provincia di Brindisi, non usa questa citazione impropriamente né come un fiducioso auspicio senza fondamenti concreti, ma piuttosto ne fa una pratica che prende forma e sostanza nelle attività dei suoi piccoli allievi.</p><p>Ma facciamo un passo indietro.</p><p>Nel pensare a come realizzare i premi da assegnare ai vincitori del <a href="https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/competenze-digitali-i-4-progetti-vincitori-del-premio-nazionale/">Primo premio nazionale per le competenze digitali</a>, il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito dell’iniziativa <a href="https://innovazione.gov.it/progetti/repubblica-digitale/">Repubblica Digitale</a>, ha avuto l’idea di coinvolgere attivamente le giovani generazioni, e in particolare quelle impegnate nelle attività di making in 3D.</p><p>Grazie alla collaborazione con l’<a href="https://www.indire.it/">Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa</a> è stata individuata la scuola di Francavilla Fontana, da anni impegnata nella sperimentazione nazionale denominata “<a href="https://www.indire.it/progetto/maker-a-scuola/">Maker@scuola</a>”, con cui si promuove l’uso della stampante 3D nell’attività didattica in ogni classe di istruzione.</p><p>Le prime esperienze didattiche nella scuola di Francavilla Fontana si sono svolte nel marzo 2015 (ere geologiche per la stampa 3D!), coadiuvate da un Formatore Maker 3D. “Allora iniziammo con una terza classe della scuola media ma l’entusiasmo fu tale che negli anni successivi si portò l’attività fino alle classi della scuola d’infanzia!”, ci fa sapere Pierfrancesco Vania, il maker che ha accompagnato gli studenti in questo percorso.</p><p>L’ attività didattica svolta in questo Istituto è oggi una pratica quotidiana e non più sporadica o legata a singole iniziative e sono centinaia le ore di progettazione 3D dell’intero istituto. Sulla scorta di questa esperienza, il dirigente scolastico, prof. Tiziano Fattizzo, ha risposto prontamente alla chiamata del Dipartimento per la trasformazione digitale, intuendo anche il valore educativo che il coinvolgimento diretto dei suoi studenti potesse avere. E ci aveva visto giusto: una ragazza parte del gruppo di lavoro che si è poi creato, ha affermato con entusiasmo che le è sembrato di ricevere il primo incarico di lavoro della sua vita.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*RqNQNID-zXCRgEqG" /><figcaption><em>il gruppo di lavoro dei ragazzi, il Dirigente Scolastico (a sinistra) e il Maker (a destra)</em></figcaption></figure><h3><strong>La realizzazione del Premio</strong></h3><p>La notizia del conferimento dell’incarico della realizzazione del premio è stata accolta con grande senso di responsabilità e sfida, non c’era molto tempo a disposizione e bisognava utilizzarlo al meglio.</p><p>Nel primo incontro tra il team del Dipartimento per la trasformazione digitale e la scuola sono stati forniti alcuni elementi utili alla progettazione: le finalità della competizione, il logo di Repubblica digitale, nonché l’elenco delle categorie in concorso.</p><h3><strong>L’ambiente di lavoro</strong></h3><p>L’occasione è stata propizia per iniziare a lavorare nel nuovo “<a href="https://www.secondocomprensivo.edu.it/index.php/didattica/panoramica-didattica/ambienti-di-apprendimento/montessori-creativity-space">makerspace</a>” della scuola denominato “Opificio Bilotta”, a memoria delle radici storiche del locale, anticamente un laboratorio di falegnameria del monastero del XVII secolo in cui oggi ha sede la scuola.</p><p>Il nuovo laboratorio, dotato di tutti gli strumenti più moderni di making (stampanti 3D a filamento e a resina, scanner 3D, LaserCutter, Termoformatrice, Fresa cnc, Tagliapolistirolo a caldo, kit completi di schede microcontrollori Arduino, robot Lego, robot Makebloc, robot umanoide Pepper) è nato grazie all’intervento congiunto di fondi regionali e comunali che hanno permesso di realizzare in una scuola secondaria di primo grado, un ambiente laboratoriale didattico innovativo di altissimo livello.</p><h3><strong>Le fasi progettuali</strong></h3><p>Sono stati costituiti tre gruppi da tre persone ciascuno, ognuno impegnato nell’elaborazione di una propria proposta progettuale.</p><p>Questa fase ha visto i ragazzi confrontarsi sulle idee per dare origine al premio.</p><p>Si è ragionato sul significato di temi come innovazione e competenza e su come poterli rappresentare.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*vkm827OGxONeyPbq" /></figure><p>Una volta che i tre gruppi hanno deciso autonomamente quale indirizzo stilistico seguire per la propria idea progettuale, si è passati alla fase operativa: quella del progetto 3D con Tinkercad.</p><p>Nei tre gruppi di lavoro, ognuno ha iniziato a lavorare singolarmente al PC sviluppando un pezzo del premio e andando continuamente a condividere i risultati per verificare, di volta in volta, se gli accoppiamenti dessero un risultato armonico.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*aToL22Xc0SMnb-fF" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*ScBVe5NRH4mh4YNc" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*jRbOrtxBB7UAnPE9" /></figure><p>A distanza di una settimana, gli studenti e le studentesse dell’istituto avevano già elaborato tre diverse proposte progettuali, che sono state condivise con il gruppo di lavoro del Dipartimento che ha convenuto di dare libertà e autonomia agli studenti di valutare quella che ritenevano preferibile.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/783/0*x7klCr3kMwwAqX9G" /><figcaption><em>Le tre proposte discusse. Alla fine si punterà sul quella al centro che darà origine alla versione definitiva.</em></figcaption></figure><p>La scelta è ricaduta sul modello che i ragazzi ritenevano più equilibrato, e in grado di sintetizzare ed esprimere tutti i messaggi fondamentali: la presenza delle 3 vele forniva infatti una idea di movimento e di ascensione, associata al tricolore per evidenziare il carattere nazionale della competizione; il piedistallo a gradini di colore oro permetteva invece di inserire le scritte necessarie a distinguere le varie categorie in concorso, l’inserimento del logo di Repubblica Digitale offriva il giusto contesto di riferimento.</p><p>Si è quindi passati alla produzione di un primo prototipo: anche in questo caso, gli studenti hanno valutato il risultato, e deciso di apportare alcune modifiche, funzionali soprattutto ad aumentare le dimensioni del premio, stampando singolarmente le diverse componenti.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/900/0*W9qBxcr-IBWlhNMn" /><figcaption><em>A destra la versione finale del premio. Una volta stampata ci si è resi conto che si poteva osare un po’ di più con l’altezza totale e quindi si è poi giunti alla versione definitiva del premio, a sinistra nella foto.</em></figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/682/0*xd9SKaSH4yiSFI0h" /><figcaption><em>La versione definitiva del progetto</em></figcaption></figure><h3><strong>Un premio al premio!</strong></h3><p>Il nuovo prototipo è stato quindi condiviso con il gruppo di lavoro del Dipartimento per la trasformazione digitale che, con un po’ di meraviglia per i risultati raggiunti dai ragazzi, ha dato l’ok alla produzione vera e propria.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*cJmmcbspJ2gpkUAZ" /><figcaption><em>i premi nella loro versione finale</em></figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*DrtcIBrXg3kOaRhF" /><figcaption>i vincitori dei premi assieme alla sen. Assuntela Messina, Sottosegretaria per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e a Nello Iacono, coordinatore di Repubblica Digitale</figcaption></figure><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=a1a9c8a27f1c" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/premio-nazionale-competenze-digitali-giovani-studenti-pugliesi-artigiani-dellinnovazione-a1a9c8a27f1c">Premio nazionale competenze digitali: giovani studenti pugliesi artigiani dell’innovazione</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[A cosa servono i certificati?]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/a-cosa-servono-i-certificati-6137514785b0?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/6137514785b0</guid>
            <dc:creator><![CDATA[Mauro Minenna]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 15 Nov 2021 16:38:29 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-11-15T17:02:05.933Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>I certificati online sono un tassello fondamentale per raggiungere la piena interoperabilità delle banche dati pubbliche. Nel prossimo futuro, i cittadini non dovranno più produrre certificati, contribuendo ad una riduzione di costi e tempo per cittadini, enti pubblici e privati.</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*q5YKSwjCypxB5oKb8goxmw.jpeg" /><figcaption><a href="https://www.istockphoto.com/it/portfolio/SvetaZi?mediatype=photography">SvetaZi</a> da istockphoto</figcaption></figure><p>Oggi, <strong>15 novembre 2021</strong>, è una data importante per l’informatica pubblica. Da oggi è possibile richiedere 14 diversi certificati dall’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR).</p><p>Eh si, la famosa ANPR, quella su cui nel 2017 c’era solo il Comune di Bagnacavallo, 17mila abitanti, in provincia di Ravenna e in cui, oggi, sono presenti <strong>7810 Comuni</strong> (ne mancano solo 63). Si accede con l’identità digitale SPID, CIE e CNS ed è tutto (ragionevolmente) semplice.</p><h3>JavaScript is not available.</h3><p></p><p>E adesso, peraltro, che abbiamo i certificati online, possiamo definitivamente pensare di poterne farne a meno.</p><p>Ma non succederà in pochi giorni.</p><h3><strong>Perché serve ancora il certificato</strong></h3><p>Un po’ di contesto può aiutarci a capire il senso del mio ragionamento: il “certificato” è un documento che attesta la veridicità di una determinata informazione per come essa risulta alla Pubblica Amministrazione. La PA ama i certificati. Il cittadino che è chiamato a richiederli, conservarli, portarli da uno sportello all’altro… decisamente meno.</p><p>Anche per questo, ordinariamente, nei rapporti con la Pubblica Amministrazione non sono richiesti. Per gli amanti del genere, stiamo parlando dell’art.46 del d.p.r. 445 del 2000: fai un auto-certificazione e non ti serve il certificato.</p><p>Credo che un tempo non breve della mia vita sia stato speso per compilare “auto-certificazioni”. Ricordando, peraltro, che “chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia” (il che potrebbe, in generale, preoccupare).</p><p>In altri casi, nei rapporti coi privati, ho avuto bisogno e ho tuttora bisogno del certificato (per la compravendita di una casa, per l’assicurazione o il mutuo, per la successione ecc…).<br>Per questo tipo di attività il certificato sarà ancora necessario e poterlo scaricare online, anziché fare il giro delle sette chiese tra gli sportelli dei vari Comuni, comporta un evidente risparmio in termini di tempo ed energie.</p><p>In entrambi i casi, un primo passo di trasparenza per il cittadino è avere a disposizione una base di dati certi. Sono quei dati “certi” che vengono, evidentemente, “certificati”.</p><p>Per questo già da qualche tempo era possibile scaricare una auto-certificazione dal sistema e, da oggi, sarà possibile, come detto, scaricare anche i certificati.</p><p>Ma cosa succede se il dato “certo” non dovesse rispondere al vero? Se non fosse stato trascritto in modo accurato o tempestivo il mio divorzio o la morte di un congiunto? In generale, in prima istanza, meglio saperlo; poi, poter richiedere online, sempre su ANPR, le opportune correzioni.</p><p>In questo modo, ed è una tutela per ciascuno di noi, diventa trasparente ciò che la PA sa di ciascuno di noi e diventa altrettanto trasparente il processo per segnalare ciò che non risponde al vero (e quindi va corretto).</p><h3><strong>Un unico punto di verità per le informazioni</strong></h3><p>Ma una base di dati centralizzata, accurata in termini di verità delle informazioni (in altri termini “certa”) serve solo a produrre certificati o a garantire la veridicità delle nostre auto-certificazioni? Evidentemente no!</p><p>Una base di dati centralizzata e accurata può (anzi, deve) essere messa a disposizione (con le dovute tutele) di tutte le Pubbliche Amministrazioni per evitare che il cittadino debba produrre una auto-certificazione per un dato che la PA già ha.</p><p>Questo passaggio richiede prima di tutto un <strong>cambiamento culturale nella Pubblica Amministrazione.</strong> Essa è costruita attorno all’inossidabile e immanente concetto di “sportello”. Il cittadino si presenta allo “sportello” (e davvero fa pochissima differenza se si tratti di uno sportello fisico o di uno digitale) e presenta una “istanza”, al solito partendo dalla dichiarazione dell’ovvio: chi è, quando è nato, dove risiede, ecc.</p><p>Appare evidente che, una volta identificato il cittadino, l’amministrazione potrebbe recuperare tutte queste informazioni direttamente da ANPR. <strong>Ed è esattamente il punto successivo della nostra strategia</strong>.</p><h3><strong>Verso l’interoperabilità</strong></h3><p>A questo scopo stiamo costruendo una piattaforma di interoperabilità (che sarà progressivamente disponibile nel corso del 2022) che <strong>consentirà ai sistemi delle amministrazioni di accedere ad ANPR</strong>. Si tratta di una integrazione tra sistemi che non ha grandissime complessità tecnologiche ma solo qualche accortezza nel trattamento delle informazioni: l’amministrazione che desidererà accedere ad ANPR dovrà dichiarare a quali fini utilizzerà le informazioni e in quali casi sarà autorizzata a farlo. Questo a tutela delle informazioni e della riservatezza di tutti noi.</p><p>Ma l’accesso ad ANPR è solo l’inizio. L’intenzione generale è <strong>consentire che tutti i dati siano accessibili tramite interoperabilità</strong>. E il cittadino, in questo modo, non dovrà preoccuparsi di portare a spasso le sue informazioni da uno “sportello” all’altro: dovrà fornirli una sola volta (il principio del “once-only”). Sto parlando, per fare qualche esempio, di dati reddituali (il famoso ISEE), i dati relativi al possesso di un titolo di studio o quelli relativi al possesso di una patente di guida.</p><p>Quando le PA (e nel medio termine, nel perimetro di questi cinque anni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR, anche i soggetti privati) “consumeranno” i dati dalla piattaforma, i cittadini non avranno più bisogno di auto-certificare o di produrre certificati. E, finalmente, i certificati non saranno più necessari. Sarà sempre possibile (direi necessario) accedere agli archivi per sapere quello che la PA sa (o crede di sapere) di ciascuno di noi e quali informazioni (direi, lo stretto indispensabile) verranno scambiate per fornirci quei servizi digitali di qualità ai quali ciascuno di noi ha diritto.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=6137514785b0" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/a-cosa-servono-i-certificati-6137514785b0">A cosa servono i certificati?</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Digital integration, the key to a united Europe]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/digital-integration-the-key-to-a-united-europe-9cdb7399c7dd?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/9cdb7399c7dd</guid>
            <category><![CDATA[european-union]]></category>
            <category><![CDATA[digital-transformation]]></category>
            <category><![CDATA[covid19]]></category>
            <category><![CDATA[digital]]></category>
            <category><![CDATA[digital-identity]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Paolo De Rosa]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 13 Oct 2021 12:32:07 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-10-13T12:55:26.917Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>During the pandemic, technology was one of the tools used by European countries to overcome common obstacles. The EU Digital Covid Certificate has driven an important new step on the path towards European digital citizenship.</em></p><p><em>by </em><a href="https://medium.com/u/cf6ad3d7c0dd"><em>Paolo de Rosa</em></a><em> (Digital Transformation Department of the Italian Government) Serena Battilomo (Ministry of Health), Marco Marsella (European Commission)*. </em><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/digitale-la-chiave-per-uneuropa-unita-470f831ab9d2"><strong><em>This blogpost is also available in Italian</em></strong></a></p><p>The Covid-19 pandemic posed a political, economic and health challenge to the European Union. <strong>Member States were able to respond to this crisis with strong and innovative instruments</strong>, as proven by <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_en">#NextGenerationEU</a>, an unprecedented stimulus package to support economic recovery in the Old Continent.</p><p>However, while the common response to the economic crisis was the approval of <strong>National Recovery and Resilience Plans </strong>(NRRPs), there were different approaches at healthcare level. One of these has led to an <strong>intensification of technological cooperation</strong>, thanks to the European Commission and a voluntary network of Member States, the <a href="https://ec.europa.eu/health/ehealth/policy/network_en">eHealth network (eHN)</a>.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/639/1*tUvPp0OO1htreBYEcDYpBA.jpeg" /></figure><p>This collaboration allowed, in the initial phase of the pandemic, to define a common toolbox for the development of national contact tracing apps and, subsequently, to design, develop and implement the <a href="https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/coronavirus-response/safe-covid-19-vaccines-europeans/eu-digital-covid-certificate_en">EU Digital Covid Certificate</a>, the Green Certificate designed to facilitate a free and secure movement of citizens within the European Union.</p><p>Thanks to technology, an innovative collaboration was substantiated at European level, where <strong>digital tools were used to solve a cross-border problem</strong>. Above all, it represented a new element of cooperation and integration, highlighting how it is possible to develop common digital tools to make life easier for European citizens.</p><blockquote>The strategy and methods used during the pandemic emergency should now find their place in an even broader path towards <strong>a full implementation of an integrated and recognized EU-wide digital citizenship</strong>. It has been shown that it can be done, and now it has to be done.</blockquote><h4>The eHealth network</h4><p>Although the development and deployment of eHealth solutions in health systems is a national competence, <strong>in recent years, the EU has committed itself to provide support, through funding and platforms in which Member States could collaborate</strong>. Some aspects — such as interoperability and quality standards — are addressed at European level through coordinated action.</p><p>Since the beginning of the pandemic, Member States have been working together to <strong>come up with innovative solutions to try to safeguard some of the fundamental rights defended by the EU — including freedom of movement — and also to join forces to contain the spread of the Sars-COV-2 virus</strong>.</p><p>A first experiment took place at the peak of the virus’ spread, and led to the approval of a <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_20_869">common approach for the development and implementation of effective and secure contact tracing apps</a>. These apps, installed on a voluntary basis and in full respect of privacy, alerted citizens who had come into contact with people who tested positive for Covid-19.</p><p>Thanks to the European contribution, the different apps developed by Member States have been designed to communicate with each other, facilitating the traceability of infection chains even across several countries. Within a few weeks, European interoperability was achieved <strong>through the implementation of a gateway that would soon enable the operation of the EU Digital Covid Certificate</strong>.</p><h4>The EU Digital Covid Certificate</h4><p>With the start of the vaccination campaign, the requirements for the gradual resumption of cross-border circulation have changed. In early March 2021, the European Commission proposed legislation to establish a common framework for a European Covid-19 certificate and therefore facilitate safe travel between Member States during the pandemic.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*iy1SJoHRVdXkgP1crBw9bA.png" /></figure><p>The work focused on defining the main technical specifications for generating, issuing and recognizing vaccination, cure and confirmed negativity certificates for Covid-19 and to ensure their interoperability between Member States. Specifically, by establishing common rules regarding:</p><ul><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v1_en.pdf">certificate formats and management</a>;</li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v2_en.pdf">European gateway operation</a>;</li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v3_en.pdf">two-dimensional barcode</a>;</li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v4_en.pdf">recovery and verification applications;</a></li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v5_en.pdf">governance of public key certificates</a>;</li><li>definition and application of cross-border validation rules.</li></ul><p>This work was also carried out in cooperation with EU agencies, the Health Security Committee, the World Health Organization and other institutions. At the request of the European Commission, the project has been made available in open source (<a href="https://github.com/eu-digital-green-certificates">here to access Github</a>), allowing anyone to get into the specifics of the work done, and all States to implement the EU Digital Covid Certificate.</p><p>Above all, this type of collaboration, on such a large scale, has made it possible to <strong>test the great benefits of interoperability in practice</strong>. The <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_2721">European gateway</a> (a term that indicates how different computer networks talk to each other in a common language) <strong>has enabled the databases of the Member States to communicate</strong>.</p><p>The gateway made it possible to verify the digital signatures of the different Member States contained in the QR codes of all certificates, without having to process personal data. The signature keys required for verification are stored on national servers, and, through the gateway, they become accessible to apps and national verification systems throughout the EU (in Italy, VerificaC19).</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FijEfTzvSwxc%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DijEfTzvSwxc&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FijEfTzvSwxc%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/be8a4a0491fbfa2f7c7b578e1ee7bee4/href">https://medium.com/media/be8a4a0491fbfa2f7c7b578e1ee7bee4/href</a></iframe><p>In just a few months, each EU Country has developed and implemented <strong>a digital document fed by national data, capable of communicating with a central database, thus allowing its citizens to travel with greater ease and security</strong>.</p><p>This action was also based on important political and technological choices, considering that <strong>the EU gateway is hosted at the Commission’s data centre in Luxembourg</strong>, a choice that also symbolically marks a significant <strong>claim to technological leadership</strong> by the Commission itself.</p><h4>The importance of the first step</h4><p>The dramatic consequences of the pandemic have forced Europe to accelerate the path of digital integration. The collaboration — intensified during the pandemic — for the development of eHealth solutions has, above all, made it possible to outline, test and implement an unprecedented cross-border collaboration method to build on, also <strong>learning from the mistakes</strong> that have obviously been made.</p><p>It has become even clearer, for example, that institutions must make <strong>a greater and better effort to accompany all sections of the population</strong>, even the most wary, towards the use of digital tools, especially in times of crisis and emergency.</p><p>At the same time, the centrality of the complex yet necessary <strong>dialogue with the various institutional stakeholders</strong> involved emerged: European Commission, European Council and European Parliament above all. These stakeholders have been fundamental in defining the regulatory framework within which we have been moving in recent months. While this dialogue between the <strong>political and technical tables</strong> has been a source of possible conflict, it has also provided an opportunity to bring together different visions for common goals in a synergic manner.</p><h3>Ursula von der Leyen on Twitter: &quot;È stato verificato!My 🇧🇪 #EUCOVIDCertificate has been verified in Italy 🇮🇹 Everything is ready here ! Get your certificate today, for free and safe travel in Europe. pic.twitter.com/iUzxFaAze5 / Twitter&quot;</h3><p>È stato verificato!My 🇧🇪 #EUCOVIDCertificate has been verified in Italy 🇮🇹 Everything is ready here ! Get your certificate today, for free and safe travel in Europe. pic.twitter.com/iUzxFaAze5</p><p><strong>The journey must not stop here.</strong> Further steps with even more ambitious goals are needed: <strong>breaking down national walls towards full European digital citizenship</strong>.</p><h4>A European digital citizenship</h4><p><strong>Digital innovation has helped to shape the idea of European integration in new ways</strong>. Cooperation in the field of health for the development of interoperable eHealth solutions is a first step in the construction of a European digital identity.</p><blockquote><em>“Every time an App or website asks us to create a new digital identity or to easily log on via a big platform, we have no idea what happens to our data in reality. That is why the Commission will propose a secure European e-identity. One that we trust and that any citizen can use anywhere in Europe to do anything from paying your taxes to renting a bicycle. A technology where we can control ourselves what data is used and how.” </em>Ursula von der Leyen, during her speech on the State of the Union, on 16 September 2020</blockquote><p>The future of digital identity, the key to accessing digital public services, is the new test to assess the validity of the path traced in recent months. Recently te <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/european-digital-identity_en">EU Commissione showed the way</a> with the prospect of every EU citizen and resident being able to use a <strong>personal digital ‘wallet’</strong> in the future. The aim is to enable every person with a national identity card to have a digital identity recognized everywhere in the EU.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ld65jppMbSodBcpKjgTeAQ.png" /></figure><p>Many citizens already use digital wallets on their smartphones to have boarding passes available when traveling or to store virtual bank cards for convenient payments.</p><p><strong>European Digital Identity Wallets will be personal digital wallets allowing citizens to identify themselves digitally</strong> and to store and manage their identity data and official documents in electronic format, such as driving licences, medical prescriptions or educational qualifications.<strong> With this wallet, citizens will be able, if necessary, to prove their identity to access online services across Europe</strong> or share digital documents without revealing their identity or other personal data. Citizens will always have full control over the data they share.</p><p><strong>A new, digital and ambitious perspective</strong>. The aim is that, by September 2022, Member States, in close cooperation with the EU Commission, will reach agreement on the toolkit to implement the European framework for a common digital identity, and that the Commission will publish the toolkit in October 2022. Once the technical framework is agreed, it will be possible to test it through pilot projects.</p><p>The wallet will have the chance to become a way to claim a number of <strong>fundamental rights</strong>: <strong>free choice</strong>, with respect to how to identify and authenticate oneself online, and <strong>privacy</strong>, with respect to the possibility to selectively share one’s identity attributes according to the service requested. This is an advantage for citizens, and also for service providers, whether public or private, who will have the certainty of recognizing certain, verified and verifiable identity attributes.</p><h4>Conclusions</h4><p>The Covid-19 pandemic has accelerated the need for effective and easily accessible digital services across the European Union. The interoperability of contact tracing apps of the different Member States, as well as the EU Digital Covid Certificate, were a first concrete step in this direction.</p><p>In this context, the role of the <strong>Digital Transformation Department </strong>of the Italian Government, headed by the <strong>Minister for Technological Innovation and Digital Transition</strong>, should increasingly be that of a strategic facilitator in the implementation of these solutions. A path followed in synergy with the various institutional stakeholders, both at national and European level, involved in the development of the various projects. In the case of the EU Digital Covid Certificate, the<strong> work carried out with the Ministry of Health, the Ministry of Economy and Finance, the Emergency Commission Structure, SOGEI and PagoPA Spa </strong>has shown how much it is possible to work together at an inter-institutional level, respecting each other’s competences, to achieve successful results.</p><blockquote>Digital tools must increasingly be a way to simplify and improve citizens lives, and, in the European context, this ambition can and must unfold its potential at the highest levels of innovation and security.</blockquote><p><strong><em>*Paolo de Rosa (Digital Transformation Department of the Italian Government</em></strong><em>, Chief Technology Officer)<br></em><strong><em>Serena Battilomo </em></strong><em>(</em><strong><em>Ministry of Health</em></strong><em>, DG for the digitalization of the health system and statistics)<br></em><strong><em>Marco Marsella</em></strong><em> (</em><strong>EU Commission</strong>, DG CONNECT, Head of Unit eHealth, Well-being and Aging<em>)</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=9cdb7399c7dd" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/digital-integration-the-key-to-a-united-europe-9cdb7399c7dd">Digital integration, the key to a united Europe</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Digitale, la chiave per un’Europa unita]]></title>
            <link>https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/digitale-la-chiave-per-uneuropa-unita-470f831ab9d2?source=rss----345839b253bc---4</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/470f831ab9d2</guid>
            <category><![CDATA[european-union]]></category>
            <category><![CDATA[digital]]></category>
            <category><![CDATA[digital-identity]]></category>
            <category><![CDATA[covid19]]></category>
            <category><![CDATA[eu]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Paolo De Rosa]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 01 Oct 2021 15:33:43 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-10-13T12:33:37.934Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>Durante la pandemia la tecnologia è stata uno degli strumenti utilizzati dagli Stati europei per superare ostacoli comuni. L’EU Digital Covid Certificate ha permesso di compiere un nuovo importante passo nel percorso verso una cittadinanza digitale europea.</em></p><p><em>di </em><a href="https://medium.com/u/cf6ad3d7c0dd"><em>Paolo de Rosa</em></a><em> (Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri), Serena Battilomo (Ministero della salute), Marco Marsella (Commissione Europea)*. </em><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/digital-integration-the-key-to-a-united-europe-9cdb7399c7dd"><strong><em>This blogpost is also </em>available<em> in English</em></strong></a></p><p>La pandemia di Covid-19 ha rappresentato una sfida per l’Unione europea, a livello politico, economico e sanitario. <strong>Gli Stati Membri hanno avuto la capacità di rispondere a questa crisi con strumenti forti e innovativi</strong>, come reso evidente da <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_it">#NextGenerationEU</a>, un pacchetto di incentivi senza precedenti per sostenere la ripresa economica nel Vecchio Continente.</p><p>Tuttavia, mentre alla crisi economica la risposta comune è stata l’approvazione dei <strong>Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR)</strong>, a livello sanitario le strade percorse sono state diverse. Una di queste ha portato a un <strong>intensificarsi della cooperazione a livello tecnologico</strong>, grazie alla Commissione Europea e ad un network volontario di Stati Membri, l’<a href="https://ec.europa.eu/health/ehealth/policy/network_it">eHealth</a> network (eHN).</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/639/1*LVdxKtc9V3xu8-Nm2EXVyg.jpeg" /></figure><p>Questa collaborazione ha permesso, nella fase iniziale della pandemia, la definizione di un toolbox comune per lo sviluppo delle app nazionali di contact tracing e, successivamente, l’ideazione, lo sviluppo e l’implementazione dell’<a href="https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/coronavirus-response/safe-covid-19-vaccines-europeans/eu-digital-covid-certificate_en">EU Digital Covid Certificate</a>, la Certificazione verde pensata per agevolare la libera circolazione in sicurezza dei cittadini all’interno dell’Unione europea.</p><p>Grazie alla tecnologia è stata corroborata una collaborazione innovativa a livello europeo, in cui <strong>il digitale è stato utilizzato come strumento per risolvere un problema transfrontaliero.</strong> Ha rappresentato soprattutto un nuovo tassello di cooperazione e integrazione, evidenziando come sia possibile sviluppare strumenti digitali comuni per facilitare la vita dei cittadini europei.</p><blockquote>La strategia e le metodologie utilizzate durante l’emergenza pandemica dovranno ora trovare spazio in un percorso ancora più ampio, verso la <strong>piena implementazione di una cittadinanza digitale, integrata e riconosciuta in tutta l’UE</strong>. È stato dimostrato che si può fare, ora bisogna realizzarla.</blockquote><h3>La rete eHealth</h3><p>Benché lo sviluppo e la diffusione di soluzioni di eHealth (sanità digitale) nei sistemi sanitari sia di competenza nazionale, <strong>negli ultimi anni l’Unione europea si è impegnata a fornire assistenza tramite finanziamenti e piattaforme in cui gli Stati membri potessero collaborare</strong>. Alcuni aspetti, come gli standard per l’interoperabilità e le norme di qualità, sono affrontati a livello europeo tramite un’azione coordinata.</p><p>Sin dall’inizio della pandemia la collaborazione tra Stati Membri ha avuto modo di <strong>proporre soluzioni innovative per tentare di salvaguardare alcuni dei diritti fondamentali difesi dall’UE, tra cui la libertà di movimento, ma anche unire le forze per il contenimento della diffusione del virus Sars-COV-2</strong>.</p><p>Un primo esperimento ha avuto luogo nella fase di massima diffusione del virus, e ha portato all’approvazione di un <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_20_869">approccio comune per lo sviluppo e l’implementazione di app efficaci e sicure per il tracciamento dei contatti</a>. App che, installate su base volontaria e nel pieno rispetto della privacy, hanno permesso di allertare i cittadini che erano entrati in contatto a persone risultate positive al Covid-19.</p><p>Grazie al contributo europeo, le diverse app sviluppate dagli Stati Membri sono state pensate per comunicare tra loro, agevolando la tracciabilità delle catene di infezione anche tra più paesi. In poche settimane si è realizzata l’interoperabilità europea, <strong>attraverso l’implementazione di un gateway che da lì a poco avrebbe permesso il funzionamento dell’EU Digital Covid Certificate</strong>.</p><h3>L’EU Digital Covid Certificate</h3><p>Con l’avvio delle campagna di vaccinazioni le esigenze per la progressiva ripresa della circolazione anche transfrontaliera sono mutuate. All’inizio di marzo 2021 la Commissione europea ha proposto un testo legislativo per istituire un quadro comune per la creazione di un certificato europeo Covid-19 che facilitasse durante la pandemia gli spostamenti in sicurezza tra Stati Membri.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ekyQDZTHfds0kwpeoU9bQw.png" /></figure><p>Il lavoro si è quindi concentrato sulla definizione delle principali specifiche tecniche per la generazione, l’emissione e il riconoscimento dei certificati di vaccinazione, guarigione e accertata negatività al Covid-19 e per garantirne l’interoperabilità tra Stati Membri. Nello specifico occupandosi di:</p><ul><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v1_en.pdf">formati e gestione dei certificati</a>;</li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v2_en.pdf">funzionamento del gateway europeo</a>;</li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v3_en.pdf">codice a barre bidimensionale</a>;</li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v4_en.pdf">applicazioni di recupero e verifica;</a></li><li><a href="https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/ehealth/docs/digital-green-certificates_v5_en.pdf">governance dei certificati a chiave pubblica</a>;</li><li>definizione e applicazione delle regole di validazione transfrontaliere.</li></ul><p>Lavori che sono stati condotti anche in collaborazione con agenzie dell’UE, il comitato per la sicurezza sanitaria, l’Organizzazione mondiale della sanità e altre istituzioni. Su invito della stessa Commissione Europea il progetto è stato reso disponibile in open source (<a href="https://github.com/eu-digital-green-certificates">qui accesso al Github</a>), permettendo a chiunque di entrate nelle specifiche del lavoro svolto, e a tutti gli Stati di implementare l’EU Digital Covid Certificate.</p><p>Questa tipologia di collaborazione, su una scala così ampia, ha permesso soprattutto di <strong>testare nel concreto i grandi benefici dell’interoperabilità</strong>. Il <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_2721">gateway europeo</a> (termine che letteralmente vuol dire “ingresso” e che attraverso una lingua comune permette a diverse reti informatiche di parlare tra loro) <strong>ha consentito alle banche dati degli Stati Membri di comunicare.</strong></p><p>Il gateway ha consentito la verifica delle firme digitali dei diversi Stati membri contenute nei codici QR di tutti i certificati, senza dover procedere al trattamento di dati personali. Le chiavi di firma necessarie per la verifica sono conservate sui server nazionali, attraverso il gateway diventano però accessibili alle app e ai sistemi nazionali di verifica in tutta l’UE (in Italia VerificaC19).</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FijEfTzvSwxc%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DijEfTzvSwxc&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FijEfTzvSwxc%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/be8a4a0491fbfa2f7c7b578e1ee7bee4/href">https://medium.com/media/be8a4a0491fbfa2f7c7b578e1ee7bee4/href</a></iframe><p>In pochi mesi ogni paese dell’Unione Europea ha sviluppato e implementato <strong>un documento digitale alimentato da dati nazionali, capace di comunicare con una banca dati centrale, permettendo così ai propri cittadini di viaggiare con maggiore facilità e sicurezza.</strong></p><p>Un’azione che si è basata anche su scelte politico-tecnologiche importanti, considerando che <strong>il gateway dell’UE è ospitato presso il centro dati della Commissione in Lussemburgo</strong>, scelta — quest’ultima — che anche simbolicamente segna da parte della stessa Commissione una significativa <strong>rivendicazione di leadership tecnologica</strong>.</p><h3>L’importanza del primo passo</h3><p>Le drammatiche conseguenze della pandemia hanno costretto l’Europa ad accelerare il percorso di integrazione digitale. La collaborazione, intensificata durante la pandemia, per lo sviluppo di soluzioni di eHealth ha soprattutto permesso di delineare, testare e implementare una metodologia di collaborazione transfrontaliera inedita da cui partire, anche <strong>imparando dagli errori</strong> che evidentemente ci sono stati.</p><p>È diventato ancora più chiaro, per esempio, quanto le istituzioni debbano fare <strong>un maggiore e migliore sforzo nell’accompagnare tutte le fasce della popolazione</strong>, anche quelle più diffidenti, verso l’utilizzo di strumenti digitali, soprattutto in periodi di crisi ed emergenza.</p><p>Allo stesso tempo è emersa la centralità della complessa ma necessaria <strong>interlocuzione con i diversi stakeholder istituzionali</strong> coinvolti: Commissione Europea, Consiglio europeo e Parlamento europeo su tutti. Attori che sono stati fondamentali nella definizione del quadro normativo in cui poi ci si è mossi in questi mesi. Un dialogo, quello tra il <strong>tavolo politico e il tavolo tecnico</strong>, che se da un lato ha rappresentato un momento di possibile contrasto, dall’altro ha offerto la possibilità di mettere assieme, in maniera sinergica, visioni differenti per obiettivi comuni.</p><h3>Ursula von der Leyen on Twitter: &quot;È stato verificato!My 🇧🇪 #EUCOVIDCertificate has been verified in Italy 🇮🇹 Everything is ready here ! Get your certificate today, for free and safe travel in Europe. pic.twitter.com/iUzxFaAze5 / Twitter&quot;</h3><p>È stato verificato!My 🇧🇪 #EUCOVIDCertificate has been verified in Italy 🇮🇹 Everything is ready here ! Get your certificate today, for free and safe travel in Europe. pic.twitter.com/iUzxFaAze5</p><p><strong>Il percorso ora non si deve interrompere qui.</strong> È infatti necessario compiere ulteriori passi con obiettivi ancora più ambiziosi: <strong>abbattere i muri nazionali verso una piena cittadinanza digitale europea</strong>.</p><h3>Una cittadinanza digitale europea</h3><p><strong>L’innovazione digitale ha permesso di delineare, in modi nuovi, l’idea di integrazione europea</strong>. La cooperazione in ambito sanitario per lo sviluppo di soluzioni di eHealth interoperabili rappresenta un primo tassello per la costruzione di un’identità digitale europea.</p><blockquote><em>“Ogni volta che una app o un sito web ci chiede di creare una nuova identità digitale o di accedere facilmente tramite una grande piattaforma, non abbiamo idea di cosa ne sia veramente dei nostri dati. Per questo motivo, la Commissione proporrà presto un’identità digitale europea sicura. Qualcosa di affidabile, che ogni cittadino potrà usare ovunque in Europa per fare qualsiasi cosa, da pagare le tasse a prendere a noleggio una bicicletta. Una tecnologia che ci consenta di controllare in prima persona quali dati vengono utilizzati e come.” </em>Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione pronunciato il 16 settembre 2020</blockquote><p>Il futuro dell’identità digitale, chiave di accesso per i servizi pubblici digitali, rappresenta il nuovo test per valutare la bontà del percorso tracciato in questi mesi. Proprio <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/european-digital-identity_it">recentemente la Commissione Europea ha indicato la via</a>, con la prospettiva che ogni cittadino e residente dell’UE possa in futuro utilizzare un <strong>“portafoglio” (wallet) digitale personale</strong>. L’obiettivo è di permettere a ogni persona con una carta d’identità nazionale di avere un’identità digitale riconosciuta ovunque nell’UE.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*7aCGMcF7kTDb5O1v7ngIZA.png" /></figure><p>Molti cittadini utilizzano già portafogli digitali sui loro smartphone per avere a disposizione le carte d’imbarco quando viaggiano o per conservare le carte bancarie virtuali ed effettuare così pagamenti in tutta praticità.</p><p><strong>I portafogli europei di identità digitale saranno portafogli digitali personali che consentiranno ai cittadini di identificarsi digitalmente</strong>, di conservare e di gestire i dati di identità e i documenti ufficiali in formato elettronico, come ad esempio la patente di guida, le prescrizioni mediche o i titoli di studio (i cosiddetti “attributi”).<strong> Con questo portafoglio i cittadini potranno, se necessario, dimostrare la propria identità per accedere a servizi online in tutta Europa</strong> o condividere documenti digitali senza rivelare la propria identità o altri dati personali. I cittadini avranno sempre il pieno controllo dei dati che andranno di volta in volta a condividere.</p><p><strong>Una prospettiva nuova, digitale e ambiziosa</strong>. L’obiettivo è che entro settembre 2022 gli Stati membri, in stretta collaborazione con la Commissione UE, raggiungano un accordo sul pacchetto di strumenti per attuare il quadro europeo relativo a un’identità digitale comune e che la Commissione pubblichi il pacchetto di strumenti nell’ottobre 2022. Una volta raggiunto l’accordo sul quadro tecnico, sarà possibile testarlo mediante progetti pilota.</p><p>Il wallet avrà così la possibilità di diventare un modo per rivendicare una serie di <strong>diritti fondamentali</strong>: alla <strong>libera scelta</strong>, rispetto a come identificarsi e autentificarsi online, e alla <strong>privacy</strong>, rispetto alla possibilità di condividere selettivamente i propri attributi di identità in base al servizio richiesto. Un vantaggio sia per i cittadini, ma anche per i fornitori di servizi, siano essi pubblici o privati, che avranno la certezza di riconoscere attributi di identità certi, verificati e verificabili.</p><h3>Conclusioni</h3><p>La pandemia da Covid-19 ha accelerato la necessità di servizi digitali efficaci e facilmente accessibili in tutta l’Unione europea. L’interoperabilità delle app di contact tracing dei diversi Stati Membri, così come l’EU Digital Covid Certificate, hanno rappresentato un primo passo concreto in questa direzione.</p><p>In questo contesto, il ruolo del <strong>Dipartimento per la trasformazione digitale</strong> della Presidenza del Consiglio dei ministri, guidato dal <strong>Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale</strong>, dovrà sempre di più essere quello di facilitatore strategico nell’implementazione di queste soluzioni. Una strada percorsa in sinergia con i diversi attori istituzionali, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo, coinvolti nell’elaborazione dei diversi progetti. Nel caso dell’EU Digital Covid Certificate il<strong> lavoro svolto con Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Struttura Commissariale, SOGEI e PagoPA Spa</strong><em> </em>ha dimostrato quanto si possa collaborare a livello interistituzionale, nel rispetto delle reciproche competenze, per raggiungere risultati di successo.</p><blockquote>Il digitale deve essere sempre più uno strumento per semplificare e migliorare la vita dei cittadini e, nel contesto europeo, questa ambizione può e deve spiegare le proprie potenzialità ai massimi livelli di innovazione e sicurezza.</blockquote><p><strong><em>*Paolo de Rosa (Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri</em></strong><em>, Chief Technology Officer)<br></em><strong><em>Serena Battilomo </em></strong><em>(</em><strong><em>Ministero della salute</em></strong><em>, Direttore Ufficio Sistema informativo sanitario nazionale — Direzione Generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica)<br></em><strong><em>Marco Marsella</em></strong><em> (</em><strong><em>Commissione Europea</em></strong><em>, Capo Unità “eHealth, benessere ed invecchiamento”- Direzione Generale delle Reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie)</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=470f831ab9d2" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale/digitale-la-chiave-per-uneuropa-unita-470f831ab9d2">Digitale, la chiave per un’Europa unita</a> was originally published in <a href="https://medium.com/blog-per-la-trasformazione-digitale">Blog per la trasformazione digitale</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
    </channel>
</rss>