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        <title><![CDATA[Stories by Gabriella Poggioli on Medium]]></title>
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            <title>Stories by Gabriella Poggioli on Medium</title>
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            <title><![CDATA[Verso Design system .italia: come è nato il nome del design system del Paese]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Gabriella Poggioli]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 11 Apr 2024 13:38:03 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2024-04-16T08:55:11.470Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h3>Verso Design system .italia: come è nato il nome del design system del Paese</h3><h4>Un percorso iterativo tra branding, linguistica e proprietà intellettuale, con il coinvolgimento della community di Designers Italia</h4><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*s4Ajh_Zl8a8JpsUGiG-h7w.png" /></figure><h3>La cosa e il suo nome</h3><blockquote>Che cosa c’è in un nome? <br>Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, <br>anche se lo chiamassimo con un altro nome, <br>serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.</blockquote><blockquote><em>William Shakespeare, </em>Romeo e Giulietta</blockquote><p>Fuori dal suo celebre monologo d’amore, Giulietta aveva ragione solo in parte. Se cambiassimo nome a una rosa, il fiore in sé non perderebbe certo la sua dolcezza olfattiva. Tuttavia, se provassimo a descriverlo a qualcuno che non l’ha mai visto con un nome diverso, magari più ruvido nel suono o più complicato da pronunciare, risulterebbe modificata anche la sua percezione: prima del profumo, forse si noterebbero le spine.</p><p>Le parole che usiamo per nominare le cose impattano sui nostri giudizi e sulla nostra esperienza del mondo. Restringendo la lente al campo dei prodotti e dei servizi, questo impatto appare ancora più determinante: un nome “giusto” (o un nome “sbagliato”) può scrivere il primo capitolo del successo (o dell’insuccesso) di un prodotto o di un servizio presso il pubblico. <em>Nomen omen</em>, dicevano nella Roma antica, cioè il nome è presagio del destino. E chi oggi si occupa di branding non potrebbe essere più d’accordo.</p><p>Spingendoci oltre, se la rosa non avesse alcun nome, non potremmo identificarla e, di conseguenza, comunicarla. Attribuirle un nome, <em>il suo nome</em>, significa far esistere la rosa all’interno del nostro orizzonte degli eventi. In questo senso, l’atto di nominare completa il processo di creazione.</p><blockquote>Nessuna cosa è dove la parola, cioè il nome, manca. È la parola che procura l’essere alla cosa.</blockquote><blockquote><em>Martin Heidegger, </em>Essere e tempo<em>, 1927</em></blockquote><p>Quando, nel 2021, abbiamo iniziato a riflettere in modo strutturato sulla questione del suo nome, il design system per progettare e costruire le interfacce di siti e servizi digitali della Pubblica Amministrazione esisteva già, le lavorazioni per definire una terza generazione delle risorse dell’ecosistema erano in pieno fermento, ed esisteva un nome per identificarlo e comunicarlo: Design system del Paese, un’etichetta utile ma pronta da sostituire. Rappresentava <em>un nome</em>, appunto, non <em>il suo</em> <em>nome</em>. Mancava l’<em>omen</em>: la visione di cui il design system è portatore, il seme del suo destino open a servizio dei progetti di tutte le persone per tutte le persone.</p><h3>Progettare il nome</h3><blockquote>Cose e nomi, ciascuno nella propria <br>desolata orfanità <br>si cercano, <br>dove, <br>nella mente <br>che li tenne uniti <br>o in quale <br>altra unicità?</blockquote><blockquote><em>Mario Luzi, </em>Nominazione<em>, in </em>Frasi e incisi di un canto salutare<em>, 1990</em></blockquote><p>Come si trova <em>il nome</em>, quello “giusto”? È possibile progettarlo, seguendo una metodologia?</p><p>Spesso si tende a pensare che la competenza essenziale per la riuscita di un nome sia la creatività. In realtà, procedere a mano libera rappresenta un rischio, se non addirittura una trappola.</p><p>Il naming, cioè l’insieme delle attività che portano alla scelta del nome, è un processo iterativo, che nasce dall’incontro tra tre discipline molto diverse, ma tra loro complementari: il <strong>marketing</strong>, la <strong>linguistica</strong> e la <strong>proprietà intellettuale</strong>.</p><p>Nel nostro caso, certamente peculiare rispetto a quello di una realtà aziendale, il percorso che ha condotto al traguardo del nome del design system ha assunto le caratteristiche della staffetta: una lunga corsa basata sul lavoro di squadra e sui ripetuti passaggi di testimone tra designer, figure esperte di comunicazione e altre specializzate in affari legali del Dipartimento per la trasformazione digitale. Soprattutto, ha coinvolto <strong>le persone della community di Designers Italia</strong>: a loro, prime contributrici e utilizzatrici del design system, è stato affidato l’ultimo miglio, quello decisivo, che resta memorabile con l’onore del fotofinish.</p><h3>Primo passo: definire i bisogni di comunicazione</h3><p>Fermi ai blocchi di partenza, ci siamo chiesti: a quali esigenze deve rispondere il nome del design system dei siti e dei servizi digitali pubblici, e quali caratteristiche deve avere? Per rispondere, abbiamo unito marketing e linguistica alla conoscenza del contesto specifico della Pubblica Amministrazione.</p><h4><strong>Il nome “che funziona” è distintivo.</strong></h4><p>Appartiene solo a questo design system e ne esprime i valori: apertura, pluralità e responsabilità nel progettare uno strumento di qualità al servizio del Paese.</p><h4><strong>È breve.</strong></h4><p>Più il nome è breve, più facilmente può essere ricordato. Come regola pratica, conviene attenersi al limite di quattro sillabe.</p><h4><strong>È semplice.</strong></h4><p>Deve essere utilizzabile da tutte le persone. Al contrario, se il nome fosse difficile da pronunciare o da scrivere, sarebbe difficile da comunicare e potrebbe generare confusione o frustrazione in chi vorrebbe usarlo.</p><h4><strong>È piacevole.</strong></h4><p>Se ci piace pronunciarlo e scriverlo, lo ricorderemo e lo useremo volentieri.</p><h4><strong>È in italiano.</strong></h4><p>È il nome di uno strumento al servizio della Pubblica Amministrazione italiana.</p><h4><strong>Ma è anche internazionale.</strong></h4><p>Ha l’ambizione di essere riconoscibile all’interno di una “famiglia”, quella dei design system per i servizi governativi, che conta diversi omologhi all’estero: <a href="https://design-system.service.gov.uk/">GOV.UK Design System</a> nel Regno Unito, <a href="https://www.systeme-de-design.gouv.fr/">Système de Design de l’État</a> in Francia, <a href="https://designsystem.digital.gov/">U.S. Web Design System</a> negli Stati Uniti, <a href="https://design.gccollab.ca/">Aurora</a> in Canada o <a href="https://argob.github.io/poncho/">Poncho</a> in Argentina, per citarne solo alcuni.</p><h3>Secondo passo: esplorare in creatività attraverso il design thinking collaborativo</h3><p>Fissate le coordinate sulla mappa, la corsa è partita con la sua fase più libera e creativa, quella della generazione di idee. Le attività hanno seguito un processo di co-progettazione interna tra designer e specialisti di comunicazione, suddiviso in due sessioni:</p><ol><li>la <strong>generazione di idee</strong> vera e propria si è ispirata alla tecnica del “lotus blossom”, cioè della fioritura del loto: un framework evocativo nel nome tanto quanto efficace nei numeri, che ha consentito di dispiegare sul tavolo oltre settanta parole;</li><li>le idee generate sono state, quindi, raccolte e organizzate in gruppi, che hanno portato all’elaborazione di <strong>tre proposte di concept</strong>.</li></ol><h4><strong>Concept 1 — Design system Italia</strong></h4><p>Definisce l’oggetto “design system” nel modo più diretto. È neutro, facile da memorizzare e ricercare. È coerente con gli standard internazionali e con l’ecosistema .italia, come ad esempio Designers Italia, Cloud Italia e Developers Italia.</p><h4><strong>Concept 2 — Insieme Italia</strong></h4><p>Evoca i valori che ispirano il design system del Paese: partecipazione, apertura e servizio per la Pubblica Amministrazione. D’altra parte, il design system è esso stesso un “insieme” di regole e componenti.</p><h4><strong>Concept 3 — Studio Italia</strong></h4><p>È il luogo in cui sono raccolte le regole e i componenti per i siti e i servizi digitali della Pubblica Amministrazione. Uno spazio-laboratorio aperto per progettare e sviluppare concretamente.</p><figure><img alt="Screenshot dell’attività di generazione di idee condotta su board Miro secondo la tecnica del “lotus blossom”" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*V6gM-8yj2zMbjl0SRFD-OA.png" /><figcaption>L’attività di generazione di idee condotta su board Miro con la tecnica del “lotus blossom”</figcaption></figure><h3>Terzo passo: validare e scegliere. Il coinvolgimento della community</h3><blockquote>Quando l’esplorazione nello spazio s’intensificherà, saranno le società a dare il nome a tutto: la sfera stellare IBM, la galassia Microsoft, il pianeta Starbucks…</blockquote><blockquote><em>Dal film </em>Fight Club<em>, 1999</em></blockquote><p>Nel sistema solare di Designers Italia, la community ha da sempre il ruolo di una forza gravitazionale, capace di sospingere il moto dei pianeti, cioè dei progetti, e di aggregare nuova materia stellare, attraverso i contributi diretti e le occasioni di confronto.</p><p>Il design è un processo di comunità, aperto e collaborativo. Quando gli elementi e gli attori coinvolti in un servizio sono numerosi, come nel caso della Pubblica Amministrazione, i problemi da risolvere possono diventare complessi. Molte pubbliche amministrazioni condividono problemi comuni: allo stesso modo, possono esserlo le soluzioni. Per questo motivo, ispirandoci agli <a href="https://docs.italia.it/italia/piano-triennale-ict/codice-amministrazione-digitale-docs/it/v2021-07-30/_rst/capo_VI-articolo_68.html">articoli 68</a> e <a href="https://docs.italia.it/italia/piano-triennale-ict/codice-amministrazione-digitale-docs/it/v2021-07-30/_rst/capo_VI-articolo_69.html">69</a> del Codice dell’amministrazione digitale, adottiamo un approccio open source che promuove il riuso e valorizza il lavoro degli altri anche nella progettazione dei servizi pubblici digitali.</p><p>Nella staffetta per il nome del design system del Paese, giunti alla tappa della selezione del concept, ci è sembrato naturale affidare il testimone alla community attraverso una chiamata diretta. Lo abbiamo fatto su <strong>Forum Italia</strong>, pubblicando <strong>un </strong><a href="https://forum.italia.it/t/aiutaci-a-scegliere-il-nome-del-design-system-del-paese/33372"><strong>sondaggio</strong></a><strong> che ha in breve collezionato oltre 4 mila visite, 403 votanti e 94 commenti</strong>, tra i quali abbiamo raccolto ulteriori alternative alle tre proposte iniziali. Con il <strong>66% delle preferenze</strong>, il concept più votato è stato <strong>Design system Italia</strong>. Fine della corsa? Sì, o meglio, quasi.</p><figure><img alt="Screenshot dei risultati del sondaggio sui tre concept per il nome del design system condotto su Forum Italia" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*FF5-drMb7N6dW5Ibj-Q06Q.png" /><figcaption>I <a href="https://forum.italia.it/t/aiutaci-a-scegliere-il-nome-del-design-system-del-paese/33372">risultati del sondaggio</a> sui tre concept per il nome del design system condotto su Forum Italia</figcaption></figure><h3>Il traguardo: da “Design system Italia”​ a “Design system .italia”</h3><p>Ci siamo accorti che, in realtà, <em>il nome</em> del design system si trovava davanti ai nostri occhi fin dall’inizio. È sempre stato presente in ogni riferimento all’ecosistema digitale di cui il design system fa parte: nelle estensioni degli url <a href="https://designers.italia.it/">designers.italia.it</a> e <a href="https://developers.italia.it/">developers.italia.it</a>, tra gli altri. Eccolo, allora, il nome tanto atteso: <strong>Design system .italia</strong>, preceduto dal punto e con l’iniziale minuscola, segno inconfondibile della sua unicità e della sua natura digitale. Il suo <em>omen</em> è nella coerenza del sistema che contribuisce a creare: è l’idea stessa che il Paese sappia convergere per creare prodotti e servizi di qualità, nonostante le risorse limitate. E che questa missione conti più di ogni ornamento narrativo, specialmente nel servizio pubblico.</p><p>Scopri <a href="https://designers.italia.it/design-system/come-iniziare/">come usare Design system .italia</a><br>Scopri <a href="https://designers.italia.it/design-system/come-contribuire/">come contribuire a Design system .italia</a></p><p><em>Copertina: rielaborazione di un’immagine di </em><a href="https://unsplash.com/it/@eiskonen?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash"><em>Hans Eiskonen</em></a><em> su </em><a href="https://unsplash.com/it/foto/unimmagine-generata-al-computer-di-un-oggetto-viola-8Pm_A-OHJGg?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash"><em>Unsplash</em></a></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=a2720e219f00" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/designers-italia/verso-design-system-italia-come-%C3%A8-nato-il-nome-del-design-system-del-paese-a2720e219f00">Verso Design system .italia: come è nato il nome del design system del Paese</a> was originally published in <a href="https://medium.com/designers-italia">Designers Italia</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
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